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mercoledì, 19 aprile 2006

FEDELISSIMO N.17

SIENA- LAZIO DEL 09-04-06

Fango, fatica e sudore. Questa è la Parigi-Roubaix. Una gara di ciclismo primordiale, nella quale la selezione è naturale, non dovuta a dislivello da superare o tatticismi vari.Una serie di tremendi settori in pavé, per la verità sempre più rari, i cui ciottoli taglienti e spesso viscidi, segnano irreparabilmente i poveri muscoli dei corridori. Il più famoso di questi tratti e sicuramente il più duro, è la foresta dell’Aremberg. Uno stretto sentiero, lungo circa 2 km, attiguo alla vecchia miniera di carbone, dal quale chi riesce ad uscire nelle posizioni di testa, può sicuramente ambire alla vittoria finale. Lui si preparava da anni per questa corsa. Se la sentiva in qualche modo cucita addosso. Per tale motivo si allenava ogni giorno a scavare con il martello pneumatico, onde abituare le braccia alle scosse. Poi, tanta omosessualità passiva, per abituare invece il sedere alle lunghe ore in sella. Due corse già disputate e portate a termine da comprimario, allo scopo di conoscere trucchi, insidie ed acquisire l’esperienza necessaria. Dopo un inverno trascorso a fare il manovale e potare le olive, attività necessarie per aumentare la resistenza allo sforzo, si sentiva finalmente pronto per affrontare la classica da protagonista. "L’inferno del nord", come lo chiamavano gli addetti ai lavori. Un mese da trascorrere tra Francia e Belgio, pedalando all’impazzata e senza sosta, tra case basse ed ordinate, sfiorando spettatori corpulenti, intenti a consumare ingenti quantità di salsicce, crauti ed enormi pinte di birra. Poco importava. La gloria sportiva poteva veramente essere a portata di garetto. Corse al coperto sia il Giro delle Fiandre sia la Gand-Wevelgem, evitando accuratamente cadute e inutili sprechi di preziose energie. Poi, finalmente, arrivarono i suoi giorni. Dal mercoledì, assieme a tutta la squadra, si trasferì in un hotel nei pressi del traguardo. Ore ed ore a provare quei terribili tratti, per mettere a punto materiali e muscoli, scovare con l’occhio clinico possibili pericoli o zone particolarmente adatte ad un attacco. Nel suo cervello stilò una mappa dettagliatissima del percorso, perché nulla fosse lasciato al caso. Partirono il giorno di Pasqua, in una fredda mattinata piovosa. La strategia una sola: correre sempre davanti, per evitare le innumerevoli cadute che frastagliavano il gruppo e impedivano, se coinvolti, di rientrare sui primi.Come al solito, la prima parte di gara fu tranquilla, caratterizzata da numerose fughe velleitarie di corridori che cercavano pochi metri di fama. A 10 km da Aremberg, iniziò la lotta per portarsi in testa. Memore dei consigli di un vecchio zio, usò un nerbo e si fece valere. Uscì dal sentiero in seconda posizione, a ruota del favorito Luc Van Coscia. La faccia piena di fango, i polmoni saturi di polvere e il culo a brandelli. Tutti segnali incoraggianti. La selezione era fatta. Al comando un gruppo di 9 corridori, tutti accreditati per il successo. Poi la sfortuna. Perse la bicicletta cadutagli dentro una buca enorme. L’ammiraglia tempestivamente gli fornì una sostitutiva molto più bassa della sua. Il distaccò era di 2 minuti. Tanti, forse troppi. Doveva recuperare ad ogni costo. Segò il sellino, così avrebbe sempre spinto al massimo. In breve raggiunse i fuggitivi. Quando si accodò al manipolo di testa, non si ricordò però dello stratagemma adottato in precedenza. Per recuperare un po’ di energie si mise a sedere ed il tubo tranciato gli si conficcò, per svariati centimetri, nel retto. Per il dolore bestemmiò, urlando in fiammingo stretto ed iniziò a pedalare all’impazzata. Guadagnò metri. Gli avversari annichiliti rinunciarono ad inseguirlo. Negli ultimi tre settori di pavé, ad ogni buca gridava contro il Signore, mandando in delirio la folla ammassata ai bordi della strada. All’entrata del velodromo di Roubaix, tutti gli spettatori si alzarono in piedi per tributargli un dovuto omaggio. Tentò con le ultime forze di liberarsi l’ano, ma non vi riuscì. Tagliato il traguardo cadde in posizione fetale assieme alla bicicletta. Per separarlo da essa i medici dovettero asportagli completamente il sedere e 2,5 metri di intestino.

postato da: sanprospero alle ore 12:18 | link | commenti
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