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giovedì, 06 aprile 2006

Ricordo di una cena alla bettola del tiro a piattello dai coniugi Della Morte.

Viene la moglie per le ordinazioni:

di brimo giò i bigi o gli spaghetti alla’rabiatt, poi g’è pett di poll, bistecche di manzz o affettato.

Siamo in 5 porta 3 bicchieri, 7 tovaglioli, 6 forchette e 6 coltelli.

A fine cena per fare due risate si va in cucina a salutare il pezzo meglio, suo marito Donato, che lei chiama Donata.

Pesa 20 kg, di cui 15 sono di vene e gli altri di mani.

E’ a rassettare la cucina. Appena ci vede inizia a berciare a squarciagola"Dotto’ dottoooo’".

Poi, viene di sopra con quella testolina che sembra un lucifero patito.

Dopo i saluti ci presenta il resoconto della sua vita:

Vete (vedete), uno comincia da ciofane (giovane), checazz, comme sciacquino e lavora come un matt (matto).Lavor, lavor, cazz, metti via un po’ di soldi e piano piano,checazz, un (uno) si assistema.

Poi però metti famigl, cazz, e allora, checazz, ti tocca a lavorà  per i figlioli, checazz d’uncazz.

Allora che fai cazz, compri uno stabbile (locale) e va a finì che ritorni sciacquin comm’eri partit , checazzzz, cazz.

postato da: sanprospero alle ore 12:28 | link | commenti
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