Ricordo di una cena alla bettola del tiro a piattello dai coniugi Della Morte.
Viene la moglie per le ordinazioni:
di brimo giò i bigi o gli spaghetti alla’rabiatt, poi g’è pett di poll, bistecche di manzz o affettato.
Siamo in 5 porta 3 bicchieri, 7 tovaglioli, 6 forchette e 6 coltelli.
A fine cena per fare due risate si va in cucina a salutare il pezzo meglio, suo marito Donato, che lei chiama Donata.
Pesa 20 kg, di cui 15 sono di vene e gli altri di mani.
E’ a rassettare la cucina. Appena ci vede inizia a berciare a squarciagola"Dotto’ dottoooo’".
Poi, viene di sopra con quella testolina che sembra un lucifero patito.
Dopo i saluti ci presenta il resoconto della sua vita:
Vete (vedete), uno comincia da ciofane (giovane), checazz, comme sciacquino e lavora come un matt (matto).Lavor, lavor, cazz, metti via un po’ di soldi e piano piano,checazz, un (uno) si assistema.
Poi però metti famigl, cazz, e allora, checazz, ti tocca a lavorà per i figlioli, checazz d’uncazz.
Allora che fai cazz, compri uno stabbile (locale) e va a finì che ritorni sciacquin comm’eri partit , checazzzz, cazz.
