FEDELISSIMO N.7
SIENA-REGGINA DEL 27-11-05
Quando scalarono il monte Everest per la prima volta, Li Young e sua moglie Cammiela, avevano rispettivamente 12 e 54 anni. Una passione sfrenata per l’alpinismo e la montagna. Si erano incontrati ad una mostra di cani San Bernardo in Alta Val Pustola e subito sbocciò il grande amore. La loro casa, un fortino terra-tetto, misurava complessivamente14 mq, non aveva le pareti di mattoni ma bensì di breccia dolomitica. Per lavarsi usavano direttamente l’acqua di un torrente che scorreva lungo il soggiorno. Trascorrevano le loro giornate ad arrampicarsi in ogni dove ed infatti non era strano vederli felici in cima ad un lampione per l’illuminazione pubblica, o sopra la porta dell’ufficio a cavalcioni. Per spostarsi passavano sistematicamente sopra i tetti, evitando accuratamente ogni forma di pianura. La domenica si recavano sempre al Mac Donald’s, onde usufruire della gabbia-giochi per bambini e provare nuove tecniche di scalata, senza rischiare l’osso del collo. Un brutto giorno, il gestore, un ex camionista slavo, li buttò fuori in malo modo, asserendo che, nonostante trascorressero all’interno del locale circa 10-12 ore, non avevano neppure il buon gusto di consumare qualcosa. Indispettiti e toccati nell'orgoglio, decisero di tentare la scalata alla vetta più alta del mondo. Per l'acclimatarsi occorsero 14 anni solari, visto che Li soffriva di asma e dissenteria. Cammiela intanto, stava inesorabilmente invecchiando e temeva di non essere, di lì a poco, in grado di compiere l'impresa. Decisero pertanto di iniziare l’avventura. Dopo 9 mesi di dura salita raggiunsero il 1° campo-base. Una fatica boia, neve, vento, brina, diaccio e nessun tipo di stimolo sessuale. Arrivati allo stremo delle forze e pieni di escrementi non evacuati a causa del freddo, montarono subito la tenda e si concedettero un lauto pasto. Trascorsero la prima notte a litigare perché la donna non ne voleva più sapere di continuare, ma anzi si era convinta a ridiscendere a capriole, unendo l’utile al dilettevole. Tornata alla ragione, ripartirono dopo pochi giorni e raggiunsero il 2° campo base 8 anni più tardi, portati in groppa, gli ultimi 4 km., da due orsi bruni impietositi. In questo tempo, a causa della situazione ambientale avversa, mutarono entrambi il loro aspetto esteriore. Si coprirono nel corpo di una folta peluria e nella cute proliferò un fitto piumaggio, tipico dei grandi uccelli predatori. Agganghiti dal freddo, vennero soccorsi da un medico Sherpa, che decise di amputare un femore al povero Li, in preda ad un terribile gelone, dopo aver tentato di recuperarlo, facendolo immergere nella bocca di un soffione boracifero per rivitalizzarne la circolazione del sangue. Decisero stoicamente di proseguire. La situazione meteorologica intanto stava volgendo al peggio. Grandinò per 16 mesi a dirotto. Di lì a poco sarebbe arrivato l’inverno. Stabilirono di tentare il tutto per tutto e si fecero recapitare, con corriere espresso, una scala a chiocciola di 7,2 km per raggiungere il 3° ed ultimo campo. Il 14 Giugno 1969 alle ore 5.00, partirono per l'attacco alla cima dove giunsero dopo una settimana di immense fatiche. Arrivati in vetta, capirono il perché di molte cose. Piansero per molte ore di gioia, poi in preda ad una felicità smodata giocarono a fare l’eco, non accorgendosi che il sole era tramontato. Un buio siderale li avvolse. La nottata fu terribile. Conobbero lo yeti e il cognato di Messner, poi si addormentarono. Nessuno li ha più visti ritornare.

Siena - Reggina 0-0
Siena: Mirante, Falsini, Vergassola, Chiesa, D’Aversa, Bachini, Gastaldello, Legrottaglie, Alberto, Bogdani, Portanova.
A disposizione: Fortin, Negro, Mignani, Nanni, Paro, Marazzina, Foglio.
All.: De Canio
Reggina: Pavarini, Cozza, Vigiani, Lucarelli, Franceschini, Amoruso, Tedesco, Mesto, Modesto, De Rosa, Lanzaro.
A disposizione: Saviano, Lanca De Andrade Bruno, Rigoni, Carobbio, Ceravolo, Missiroli, Lauro.
All.: Mazzarri
Ammoniti: 38' pt Mesto G. (Reg) , 3' st Vigiani L. (Reg) , 26' st Alberto D. (Sie) , 42' st Bogdani E.(Sie) .
Espulsi : 29' pt Falsini G. (Sie) .
dalla sala stampa:
Bodgani: Penso che era importante vincere. Penso che campo e pioggia avere condizionato partita. Penso a povera lavandaia. Dopo espulsione di Falsini, io molto triste. Penso che abbiamo dato il massimo. Tifosi si sono arrabbiati, ma penso che scherzavano. Penso che domenica con Lazio bisogna fare grande partita. Ora penso di dover andare, devo pensare a nuovo libro su vivisezione di animali.
Chiesa: Non siam stati bravi. Siam stati grintosi e determinati, ma non bravi. Dobbiam capire che è necessario tirare in porta. La prossima partita cercherem di farlo, è da Treviso, dopo la mia rete che non lo facciam, alla fine qualcuno si potrebbe arrabbiare.
Cozza: Io odio Siena. Sono stato fischiato 90 minuti. Per cosa? Perchè sono voluto tornare a Reggio? Certo! Vorrei vedere chi non l'avrebbe fatto. Ho una scuola di calcio, 12 alberghi, una fattoria con oltre 300 capi di bestiame, 120 palazzi in affitto, un concessionario di carrozze ferroviarie e una yogurteria. Gli affari sono affari.
La cuccia era pronta.
Il mio nuovo staffilodattilo, che avevo preso al canile dei dinosauri abbandonati, era carinissimo.
Prima di portarlo a casa, lo feci vaccinare preventivamente contro la per-tosse e la febbre gialla, viste le frequenti epidemie che stavano flagellando il popolo animale.
Comprai un guinzaglio di 300 metri, per permettergli di volare senza infastidire troppo i vicini e, nello stesso tempo, poter essere al sicuro da eventuali predatori carnivori.
Mangiava circa 4 pavoni al giorno eccetto il venerdì, giorno di vigilia, in cui gli cucinavo una coppia di delfini e beveva regolarmente una damigiana di Petrus ogni 3 ore.
Dopo alcuni mesi scappò inspiegabilmente con una gallina mucellese gigante, probabilmente incinta.
Gli telefonai per mesi, ma lui era sempre irraggiungibile o entrava la segreteria telefonica.
Non mi sarei mai più affezionato ad un dinosauro in vita mia.
Lecce: Sicignano, Cassetti, Diamutene, Stovini, Rullo, Camorani (23' st Marianini), Ledesma, Pinardi, Konan (27' st Cozzolino), Vucinic, Valdes (30' st Giorgino).
A disposizione: Benussi, Polenghi, Angelo, Pelle'.
All.: Baldini
Siena: Mirante, Negro, Portanova, Gastaldello, Foglio (17' st Alberto), D'Aversa, Paro (19' st Marazzina), Vergassola, Molinaro, Chiesa, Bogdani.
A disposizione: Fortin, Mignani, Esposito, Volpato, Nanni.
All.: De Canio
Reti: 16' pt Vucinic, 7' st Konan, 44' st Cozzolino.
Ammoniti: Cassetti, Pinardi, per il Lecce; Gastaldello, Molinaro e Vergassola, per il Siena.
Arbitro: Palanca
Assistenti: Fornasin, Giachero
IV uomo ufficiale: Ciampi
La cronaca:
La Robur subisce l'ennesima sgragnolata di reti in casa dell'ultima in classifica, il Lecce, che contrariamente ai bianconeri dimostra grinta da vendere e voglia di vincere. A sola parziale scusante della compagine di mister De Canio, le numerose ed importanti assenze, che però non giustificano una prestazione ai limiti della decenza. In una giornata adatta al surf d'altura, sotto un vento di stra-tramontana, visto con sospetto dagli abitanti del salento, il Siena, nel primo quarto d'ora, viene schiacciato nella propria metà campo senza tentare alcuna sortita e, puntualmente, prende goal su un'incertezza del portiere Mirante. Tutti si attendono una reazione ed invece si assiste solo ad una serie di pallonate in avanti, preda di Eolo più che degli attaccanti. Nel secondo tempo la musica non cambia ed anzi al primo affondo il Lecce raddopia. A questo punto De Canio opta, a malincuore, per la prima sostituzione di Foglio con Alberto, trascorsi due minuti inserisce pure Marazzina e dopo ancora Nanni senza ricambiarlo , ma facendogli addirittura terminare il match. Con 24 punte la Robur si rende pericolosa, ma non segna e i giallorossi triplicano allo scadere dei 90 minuti.
Comunicazione di servizio: sono pronte le felpe S.S Robur, disponibili presso la sede del Siena Club Fedelissimi
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Jonathan Bachini, nasce sulla darsena di Livorno il 5 Giugno 1975. Suo padre Nemo, marinaio d'altri tempi, solitario ed inguaribile sognatore, dedica il nome del figlio al gabbiano per eccellenza il famoso Livingstone. La sua gestazione dura 16 mesi e per questo verrà tenuto in incubatrice fino all'età di 6 anni. Il bimbo sembra non risentire di questa situazione, tanto che già alle scuole elementari inizia a fare salatini a ritrecine, preferendo il calcio balilla alla geografia. I genitori si accorgono casulmente di questa situazione e per punirlo lo gettano nell'imbarcadero, infischiandosene delle capacita natatorie del ragazzo. Jonathan si impaurisce e cerca di riscattarsi. La sua indole libertina però lo porta sempre a nuove esperienze. Alle scuole medie è il primo alunno a fumare un pacchetto di sigarette al giorno e nell'ora di ginnastica si imbosca per sfogliare riviste porno fortemente spinte. Terminata a forza l'istruzione obbligatoria, trova lavoro come benzinaio in un self service. Visti i frequenti tempi morti telefona a tutti i numeri possibili, verdi, hard, meteo, oroscopo, solitudine, anziani ecc. finchè il gestore lo licenzia per bolletta esorbitante. E' allora che inizia a giocare a pallone in una squadra di cassaintegrati delle acciaierie Ilva di Pomarance. Il giovane ha talento, nonostante un fisico ai limiti della decenza e l'Udinese, sempre alla ricerca di nuovi talenti, lo prende immediatamente. E' il via di una carriera folgorante e piena di soddisfazioni, fino a che nel 2004 non partecipa ad un party organizzato da Caniggia. Tantissimi invitati, Patty Pravo, Eric Clapton, Lapo Elkann, il Poppi, Marylin Manson ecc. Si accorge subito che la serata è pesa. Rifiuta ogni invito, ma purtroppo, deve, per cortesia, bere qualcosa per non essere scortese. Opta per un'innocua Fanta, ma un figlior d'una troia gli ci allunga della cocaina. Al controllo anti-doping viene trovato positivo e squalificato per un anno solare. Poi arriva la Robur, che crede in lui e lo prende .
FEDELISSIMO N.6
SIENA-CHIEVO DEL 06-11-05
Era un Giro d’Italia epico, durissimo, combattuto in ogni singola tappa. Due contendenti a giocarselo: Agostino Stambecco della Sforzofix detto "L’aquila di L’Aquila" e Gaetano Unfreno della Spericolatoni Arredamenti soprannominato "Il Risoluto". Finalmente erano giunte le montagne. La maglia rosa poteva passare quel giorno dalle spalle di Agostino a quelle dell’acerrimo rivale, in quanto il divario in classifica tra i due era minimo. Il tappone dolomitico si preannunciava incandescente. Tremila circa, i metri di dislivello da scalare, con 5 vette in sequenza: passo Pordoi, salita della Scimmia, Marmolada (Cima Coppi), colle del Doccino e infine arrivo al cardiopalma sul passo Rolle. Da brivido. La mattina appena alzato, per fare il pieno di energia, Gaetano mangiò un colombo ripieno di besciamella con patate alla fattoressa, una frittura di paranza e insalata scondita, mezzo rigatino in crosta, caffè, amaro e 12 Ferrero Rocher. Poi, in preda ad un attacco intestinale del 16° grado scala Richter si recò alla toilette di corsa, vincendo lo sprint con una pensionata colitica. Al suo ritorno, fisicamente esausto ma felice, breve riunione con la squadra ed il direttore sportivo per approntare la strategia di gara. Venne deciso,all’unanimità, di attaccare subito al 2° km, per rendere la corsa immediatamente dura. Prima di partire, infatti, occorreva fare da gnorri e poi, davanti al distributore Tamoil, scattare a razzo e reggere per 2146 km, senza farsi riacciuffare. Finita la pianificazione, preparò il necessario per correre,inforcò la bicicletta e si recò al via. Come da accordi allungò subito assieme ad un corridore colombiano che pesava 14 kg, il quale collaborò attivamente alla fuga fino al primo tabaccaio che incontrarono, dove scese ad acquistare dei francobolli per le cartoline ed un pacchetto di Diana Rosse. Rimasto solo si intristì. Percorsi alcuni km, per alleviare lo sconforto, iniziò a pensare agli avvenimenti felici della sua vita: il primo bacio, la vincita di ben cinque boeri, il calendario di Nadia Cassini e la lettura del libro sui pensieri di Giancarlo Antognoni. Arrivato ai piedi della prima salita gli si sciolse il corpo. Sudato fradicio, con un’apertura anale vicina allo zero assoluto, bussò alla porta di una malga. Aprì un giovane contadino che stava facendo della ricotta e, capendo la situazione, lo fece accomodare in bagno. Dopo 15 minuti di battaglia uscì come rinato. Ringraziò la famiglia e riprese la corsa. Il gruppo si era inesorabilmente avvicinato. La notizia gli infuse nuove energie. Sulla salita della Scimmia scollinò con 26 ore di vantaggio sui primi inseguitori, tallonati, a loro volta, da un cane lupo inferocito fuggito al padrone. Virtualmente la maglia rosa era sua. Dopo aver pranzato in una trattoria stracolma di camionisti bulgari, attaccò la Marmolada. Salita dura. Dopo i primi tornanti, con lo yogurt nelle cosce, gettò la bicicletta da un greppo, bestemmiando in ebraico stretto. Dall’ammiraglia gli spararono per fargli riprendere il cammino. Iniziò a grandinare. Giornata da tregenda, degna del grande ciclismo. Dopo aver letto la lettera ai Farisei, inforcò nuovamente il mezzo e conquistò la cima Coppi alla media di un dromedario del Monte Sinai. In discesa decise di passare per i greppi. Intanto il suo rivale Agostino Stambecco si era sposato in gruppo per non perdere tempo e risparmiare sul viaggio di nozze. La meta e la gloria si avvicinavano. Saltò il colle del Doccino ed arrivò all’ultima salita, il leggendario Passo Rolle. Come un camoscio iniziò a saltellare sui pedali. Vicino alla vetta, con la vittoria ormai in tasca, decise donare il sangue. Tagliò il traguardo con 4 giorni di vantaggio sul gruppo. Vinse il Giro d’Italia e tornò a casa una settimana prima degli altri corridori
La gara inizia con 9 minuti di ritardo per permettere la verifica delle condizioni del terreno a causa della pioggia.
La cronaca della partita:
La Robur incespica ancora una volta nella sua bestia nera casalinga, il Chievo, che intasca tre punti d'oro e si proietta nei quartieri alti della classifica. Squadra operaia quella gialloblù, che pratica un gioco semplice ed essenziale. Una pioggia torrenziale si abbatte sul Rastrello e lo rende ai limiti della praticabilità. Nel pre-partita il professor Ventrone fa riscaldare tutta la squadra su indicazione di mister De Canio, che non ha scelto l'undici titolare. Grandi dubbi assalgono il tecnico. Difesa a tre, tre punte e quattro centrocampisti, oppure visto il fango, meglio un centrocampo folto e nessun difensore, sperando nelle pozze? Poi il match, finalmente. Nei primi dieci minuti, come sempre, il Siena va in svantaggio. Pellissier ex informatore medico, gonfia la rete tutto solo di testa. La reazione dei bianconeri è veemente e porta, otto minuti più tardi, al rigore che potrebbe riequilibrare l'incontro, se Enrico Chiesa non se lo facesse parare dall'ottuagenario Fontana. La Robur tenta in tutti i modi di pareggiare ma non vi riesce, pur creando tre limpide palle-goal. Alla ripresa delle ostilità, con Locatelli fuori per infortunio e Nanni di San Prospero a sostituirlo la Robur insiste per pareggiare i conti ma non vi riesce. Il mister De Canio allora decide, in completa autonomia, di sostituire ancora Nanni con Rej Volpato, impegnato sul set di una soap venezuelana, molto amata in sudamerica. La musica non cambia. Nonostante la pressione i bianconeri non riescono ad insaccare e la partita, purtroppo, si chiude con la quarta sconfitta casalinga.
"Il mondo è pieno di porcherie", era solito asserire nei suoi sermoni domenicali. Laico, divorziato 14 volte, benestante in senso lato, da qualche anno predicava una dottrina personale in ogni dove. Cresciuto all'ombra di un oleandro gigante, posto proprio davanti alla finestra di camera, non era mai riuscito a vedere il paesaggio e questo lo aveva fortemente influenzato nel pensiero e nelle aspirazioni. In gioventù aveva aderito a moltissimi movimenti giovanili impegnati, come paninari, graffitari, smadonnari, affittuari ecc., divenendo una specie di guru per le future generazioni. Un giorno, mentre stava parlando ad un gruppo di Punkabbestia, con enfasi dichiarò che il mondo è bello. Quattro di loro, due equadoregni e due tulleri di Gavorrano Scalo, salirono sul palco e lo assaltarono senza pietà nell'indifferenza generale, tra chi stava vomitando, chi si iniettava droga intramuscolo, chi insegnava al proprio cane la tecnica per uccidere un uomo. Venne picchiato selvaggiamente per ben sei ore ed appeso, esanime, ad un cartello di senso unico. Dopo qualche giorno si risvegliò in ospedale fasciato come un faraone egizio. Da quel momento si iscrisse ad un movimento di disobbedienti dell'alto Lazio. Prese parte attiva a molte manifestazioni contro la globalizzazione e in più di un'occasione offese pesantemente polizia e guardia di finanza.
Mi scuso con gli esigui lettori x l'interruzione, ma un infortunio sul lavoro, mi ha costretto a casa x tre settimane e quindi, non avendo a disposizione alcun strumento di tecnologia superiore al 1975, non ho potuto aggiornare il blog per tutto questo tempo.
FEDELISSIMO N.5
SIENA-FIORENTINA DEL 26-10-05
Partirono per quella trasferta carichi di entusiasmo. La Coppa Uefa era un traguardo storico e loro lo sapevano benissimo. Mai e poi mai, avrebbero potuto mancare a quell’appuntamento. Fecero tutti gli esami necessari, atti ad acquistare il prezioso biglietto: urine, sangue, curva del glucosio, feci sotto sforzo, sopravvivenza in ambiente particolarmente ostile, orientamento nel buio di Pian delle Fornaci, test dell’ignoranza, piorrea e resistenza ad un clistere di olio e prugne della California. Duemilacinquecento km per arrivare in Follonia a Senzunov, piccolo promontorio affacciato sullo stretto di Pelopelo, per assistere a quel preliminare di Intertoto. Organizzarono il trasferimento da Tullio della Palio Viaggi, che li rassicurò dicendogli:" tranquilli, voi mettete il passaporto e il billo al resto ci penso io". Dodici scali aerei consecutivi nella stessa città di Francoforte, a causa della distrazione del pilota, scordatosi in ordine: chiavi della macchina, sigarette, accendino, portafoglio, chiavi del Boing 707, cellulare, pastiglie Valda, merda spray per scherzi ai passeggeri, bolletta del gas, salgemma e numero di telefono del meccanico. Arrivo a Fjiord in Finlandia, da qui in slitta trainata da sedici ontarie di Barens, attraverso la Valle dei Mannari fino ai seimila metri del Monte Sagganghisce e discesa a Meriggioburgo in Fanghistan, per un meritato riposo. Il mattino seguente in sella a camosci di Barens, dal nome del fratello scopritore delle ontarie, scalata al Massiccio di Barens, dal cognome del noto alpinista, cugino dei fratelli fissati con gli animali, che ne raggiunse per primo la vetta il 6 Dicembre 1842 , picchiata verso Silavorosky, cittadina famosa per non conoscere tempo libero, imbarco nella nave da crocera " Niet C.G.I.L." ed arrivo a Senzunov. Quando si trovarono nei pressi dello stadio, costruito in fondo ad un crepaccio ed intitolato alla signora Barens madre e zia premurosa, dovettero, prima di prendere posto sulle tribune, trascorrere la notte nel campo base Pimpinella. All’alba del giorno seguente, scortati da una legione di Eschimesi in tenuta anti-sommossa, raggiunsero in iceberg il settore dei tifosi ospiti. La temperatura si assestava attorno ai –24°C. Mancavano esattamente due settimane alla partita. Contenti per non aver perso il riscaldamento delle squadre e soprattutto la lettura delle formazioni, attaccarono lo striscione. Un boato impressionante di fischi al loro indirizzo, partì dalla curva dei supporters locali, gli "Orchi di Barens", sigla in memoria del trisavolo di famiglia che aveva strozzato a mani nude un orso bruno, reo di avergli sradicato il contatore della luce posto in giardino, solo per il gusto di una bravata con gli amici del branco. Decisero di non rispondere alle offese. Dopo tredici notti insonni a causa delle intense brinate artiche, finalmente la Robur scese in campo. La partita fu avvincente. I bianconeri ricoperti da uno spesso strato di grascia e olio canforato, iniziarono contratti, ma al primo vero affondo passarono in vantaggio. Dopo circa trenta secondi i toscani perdettero per sempre, in senso agonistico, lo stopper, al quale cascò inesorabilmente un orecchio su un colpo di testa, sembra a causa della tempesta di neve che stava flagellando il rettangolo di gioco. Rimasto in inferiorità numerica, perché nessuno voleva entrare, il Siena, pur traballando, resistette orgogliosamente agli attacchi della formazione di casa e si qualificò, meritatamente, per il primo turno di Coppa Uefa. I tifosi al seguito rientrarono dopo sette anni, grazie all’aiuto di un contrabbandiere russo di fusti radioattivi.