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mercoledì, 30 novembre 2005

Abitava nella nebulosa di Bafore,  in una cellula monolitica satura di gas azotone, necessario a garantirne l'equilibrio del precario eco-sistema, seriamente minacciato dalle enormi quantità di smog e rifiuti tossici, prodotti dalla distilleria "F.lli Marziani", situata a pochi millimetri di distanza. L'appartamento, come lui ancora si ostinava a volerlo chiamare, era composto da 46 sub-strati di calcestruzzo orbitante, legati tra loro con una fune di 89.125.478 stra-kilometri, ormeggiata sulla terra nei pressi della colonna di Montarrenti, in provincia di Siena. Per acquistarla, aveva ipotecato tutti gli organi dei  suoi parenti più stretti, attivando un sirio-mutuo con la Cassa di Risparmio di Venere, a tasso agevolato, senza interessi, ma solo con l'obbligo di informarsi mensilmente. Lavorava nel vicino pianeta di Poventa, come zavorra per combattere gli effetti della gravità. Doveva, in pratica, rimanere attaccato ad un palazzo e tirarlo giù, assieme ad altri colleghi, per 8 ore giornaliere, festivi compresi. Alla fine del turno, con due bracci come una ciminiera delle acciaierie di Terni, si concedeva una birra al Robot-Cafè, locale particolarmente in voga, frequentato da bellissime androgine con la testa a forma di vulva e meganoidi dello spettacolo, generalmente privi di ossatura. Ogni sera, dopo aver tirato tardi, rientrava nella sua cellula a bordo di un astro-pullman carico di cottimisti albanesi e omozigoti lamellari della cometa di Betlemme, si addormentava e sognava un universo libero da ingerenze e buchi neri.
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martedì, 29 novembre 2005

FEDELISSIMO N.7

SIENA-REGGINA DEL 27-11-05

Quando scalarono il monte Everest per la prima volta, Li Young e sua moglie Cammiela, avevano rispettivamente 12 e 54 anni. Una passione sfrenata per l’alpinismo e la montagna. Si erano incontrati ad una mostra di cani San Bernardo in Alta Val Pustola e subito sbocciò il grande amore. La loro casa, un fortino terra-tetto, misurava complessivamente14 mq, non aveva le pareti di mattoni ma bensì di breccia dolomitica. Per lavarsi usavano direttamente l’acqua di un torrente che scorreva lungo il soggiorno. Trascorrevano le loro giornate ad arrampicarsi in ogni dove ed infatti non era strano vederli felici in cima ad un lampione per l’illuminazione pubblica, o sopra la porta dell’ufficio a cavalcioni. Per spostarsi passavano sistematicamente sopra i tetti, evitando accuratamente ogni forma di pianura. La domenica si recavano sempre al Mac Donald’s, onde usufruire della gabbia-giochi per bambini e provare nuove tecniche di scalata, senza rischiare l’osso del collo. Un brutto giorno, il gestore, un ex camionista slavo, li buttò fuori in malo modo, asserendo che, nonostante trascorressero all’interno del locale circa 10-12 ore, non avevano neppure il buon gusto di consumare qualcosa. Indispettiti e toccati nell'orgoglio, decisero di tentare la scalata alla vetta più alta del mondo. Per l'acclimatarsi occorsero 14 anni solari, visto che Li soffriva di asma e dissenteria. Cammiela intanto, stava inesorabilmente invecchiando e temeva di non essere, di lì a poco, in grado di compiere l'impresa. Decisero pertanto di iniziare l’avventura. Dopo 9 mesi di dura salita raggiunsero il 1° campo-base. Una fatica boia, neve, vento, brina, diaccio e nessun tipo di stimolo sessuale. Arrivati allo stremo delle forze e pieni di escrementi non evacuati a causa del freddo, montarono subito la tenda e si concedettero un lauto pasto. Trascorsero la prima notte a litigare perché la donna non ne voleva più sapere di continuare, ma anzi si era convinta a ridiscendere a capriole, unendo l’utile al dilettevole. Tornata alla ragione, ripartirono dopo pochi giorni e raggiunsero il 2° campo base 8 anni più tardi, portati in groppa, gli ultimi 4 km., da due orsi bruni impietositi. In questo tempo, a causa della situazione ambientale avversa, mutarono entrambi il loro aspetto esteriore. Si coprirono nel corpo di una folta peluria e nella cute proliferò un fitto piumaggio, tipico dei grandi uccelli predatori. Agganghiti dal freddo, vennero soccorsi da un medico Sherpa, che decise di amputare un femore al povero Li, in preda ad un terribile gelone, dopo aver tentato di recuperarlo, facendolo immergere nella bocca di un soffione boracifero per rivitalizzarne la circolazione del sangue. Decisero stoicamente di proseguire. La situazione meteorologica intanto stava volgendo al peggio. Grandinò per 16 mesi a dirotto. Di lì a poco sarebbe arrivato l’inverno. Stabilirono di tentare il tutto per tutto e si fecero recapitare, con corriere espresso, una scala a chiocciola di 7,2 km per raggiungere il 3° ed ultimo campo. Il 14 Giugno 1969 alle ore 5.00, partirono per l'attacco alla cima dove giunsero dopo una settimana di immense fatiche. Arrivati in vetta, capirono il perché di molte cose. Piansero per molte ore di gioia, poi in preda ad una felicità smodata giocarono a fare l’eco, non accorgendosi che il sole era tramontato. Un buio siderale li avvolse. La nottata fu terribile. Conobbero lo yeti e il cognato di Messner, poi si addormentarono. Nessuno li ha più visti ritornare.

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lunedì, 28 novembre 2005

Siena - Reggina 0-0

Siena: Mirante, Falsini, Vergassola, Chiesa, D’Aversa, Bachini, Gastaldello, Legrottaglie, Alberto, Bogdani, Portanova.
A disposizione: Fortin, Negro, Mignani, Nanni, Paro, Marazzina, Foglio.
All.: De Canio

Reggina: Pavarini, Cozza, Vigiani, Lucarelli, Franceschini, Amoruso, Tedesco, Mesto, Modesto, De Rosa, Lanzaro.
A disposizione: Saviano, Lanca De Andrade Bruno, Rigoni, Carobbio, Ceravolo, Missiroli, Lauro.
All.: Mazzarri

Ammoniti: 38' pt Mesto G. (Reg) , 3' st Vigiani L. (Reg) , 26' st Alberto D. (Sie) , 42' st Bogdani E.(Sie) .
Espulsi : 29' pt Falsini G. (Sie) .

dalla sala stampa:

Bodgani: Penso che era importante vincere. Penso che campo e pioggia avere condizionato partita. Penso a povera lavandaia. Dopo espulsione di Falsini, io molto triste. Penso che abbiamo dato il massimo. Tifosi si sono arrabbiati, ma penso che scherzavano. Penso che domenica con Lazio bisogna fare grande partita. Ora penso di dover andare, devo pensare a nuovo libro su vivisezione di animali.

Chiesa: Non siam stati bravi. Siam stati grintosi e determinati, ma non bravi. Dobbiam capire che è necessario tirare in porta. La prossima partita cercherem di farlo, è da Treviso, dopo la mia rete che non lo facciam, alla fine qualcuno si potrebbe arrabbiare.

Cozza: Io odio Siena. Sono stato fischiato 90 minuti. Per cosa? Perchè sono voluto tornare a Reggio? Certo! Vorrei vedere chi non l'avrebbe fatto. Ho una scuola di calcio, 12 alberghi, una fattoria con oltre 300 capi di bestiame, 120 palazzi in affitto, un concessionario di carrozze ferroviarie e una yogurteria. Gli affari sono affari.

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venerdì, 25 novembre 2005

Rinchiuso in camera, pianificò tutta la sua vita per i futuri dieci anni. Doveva obbligatoriamente sposarsi ed avere quattro figli, acquistare a buon mercato una casa di almeno 70 mq. con garage e due ripostigli grandi, trovare un lavoro di fatica per poter rincasare ogni sera con la coscienza a posto, imparare il fai-da-te che serve sempre ed infine, riuscire a coltivare, nel tempo libero, qualche ettaro di terreno, onde evitare il caro-prezzi e le modificazioni genetiche degli alimenti. Per essere sicuro di non dimenticarsi nulla, vista la lunga gittata del progetto, scrisse tutto, sottolineando i punti cardine ed uscì per cercare moglie. Al bar, mentre stava facendo colazione, vide uno splendido transessuale bergamasco e se ne innamorò. Lui, Silvano, in arte Ginevra, aveva un passato alle spalle, ma soffriva di amnesia e perciò non ricordava quasi nulla. Riuscì a parlargli e lo convinse ad uscire. A mente fredda, si rese conto che tutto quello che aveva pianificato stava per scomparire. Gli importò una bella sega. Seduti al ristorante, si raccontarono le loro esperienze ed aspirazioni. Ginevra disse di voler fare la parrucchiera, lui ne fu entusiasta. Si sposarono. Dopo alcuni anni felici lei decise di operarsi per diventare finalmente donna vera. Il chirurgo distratto gli trapiantò una vagina di una tigre keniota, messa per sbaglio nel frigorifero con quelle umane. Appena si svegliò dall'anestesia entranbi si accorsero dell'errore e decisero di andare a vivere in Africa.
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giovedì, 24 novembre 2005

Dopo la casa squillo, un nuovo episodio di prostituzione, ha sconvolto quello che una volta era un tranquillo e benestante quartiere. Nella notte infatti, i longevi abitanti di San Prospero sono stati svegliati dalle sirene della Polizia, che, a seguito di una segnalazione di un sedicente gruppo denominatosi "Kmer Capra d'Oro", ha fatto irruzione nell'ex latteria di Via Enea Ciacci, scoprendo un giro di donnine tutto pepe e niente riguardi. Nel minuscolo locale dove una volta venivano venduti dei sani prodotti, gli inquirenti, anch'essi sbalorditi, hanno trovato una situazione ai limiti della decenza. Corpicioni ignudi che si rincorrevano festanti, nessun tipo di pudore, ammucchiate selvagge ostentando i propri trofei sessuali, aria impregnata di tosse e ingenti quantità di Neo-Borocillina per aumentare prestazioni e piacere. Nonni alla riscossa in definitiva. La trasgressione del XXI secolo ha colpito anche quella fascia di persone, che erroneamente, era sempre stata considerata adatta a file alla posta e sorveglianza dei nipoti. Da quanto emerso dal racconto degli agenti, nessuno si è dimostrato pentito, ma anzi in molti hanno reagito al fermo lanciando oggetti scandalosi e the bollito. Il bilancio per il momento è di 28 arresti. Sembrano inoltre svaniti due ottuagenari che sono riusciti a fuggire in mutande. I parenti temono il peggio visto il freddo birbone.
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mercoledì, 23 novembre 2005

La cuccia era pronta.
Il mio nuovo staffilodattilo, che avevo preso al canile dei dinosauri abbandonati, era carinissimo.
Prima di portarlo a casa, lo feci vaccinare preventivamente contro la per-tosse e la febbre gialla, viste le frequenti epidemie che stavano flagellando il popolo animale.
Comprai un guinzaglio di 300 metri, per permettergli di volare senza infastidire troppo i vicini e, nello stesso tempo, poter essere al sicuro da eventuali predatori carnivori.
Mangiava circa 4 pavoni al giorno eccetto il venerdì, giorno di vigilia, in cui gli cucinavo una coppia di delfini e beveva regolarmente una damigiana di Petrus ogni 3 ore.
Dopo alcuni mesi scappò inspiegabilmente con una gallina mucellese gigante, probabilmente incinta.
Gli telefonai per mesi, ma lui era sempre irraggiungibile o entrava la segreteria telefonica.
Non mi sarei mai più affezionato ad un dinosauro in vita mia.

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martedì, 22 novembre 2005

Lecce - Siena 3-0

Lecce: Sicignano, Cassetti, Diamutene, Stovini, Rullo, Camorani (23' st Marianini), Ledesma, Pinardi, Konan (27' st Cozzolino), Vucinic, Valdes (30' st Giorgino).
A disposizione: Benussi, Polenghi, Angelo, Pelle'.
All.: Baldini

Siena: Mirante, Negro, Portanova, Gastaldello, Foglio (17' st Alberto), D'Aversa, Paro (19' st Marazzina), Vergassola, Molinaro, Chiesa, Bogdani.
A disposizione: Fortin, Mignani, Esposito, Volpato, Nanni.
All.: De Canio

Reti: 16' pt Vucinic, 7' st Konan, 44' st Cozzolino.
Ammoniti: Cassetti, Pinardi, per il Lecce; Gastaldello, Molinaro e Vergassola, per il Siena.
Arbitro: Palanca
Assistenti: Fornasin, Giachero
IV uomo ufficiale: Ciampi

La cronaca:

La Robur subisce l'ennesima sgragnolata di reti in casa dell'ultima in classifica, il Lecce, che contrariamente ai bianconeri dimostra grinta da vendere e voglia di vincere. A sola parziale scusante della compagine di mister De Canio, le numerose ed importanti assenze, che però non giustificano una prestazione ai limiti della decenza. In una giornata adatta al surf d'altura, sotto un vento di stra-tramontana, visto con sospetto dagli abitanti del salento, il Siena, nel primo quarto d'ora, viene schiacciato nella propria metà campo senza tentare alcuna sortita e, puntualmente, prende goal su un'incertezza del portiere Mirante. Tutti si attendono una reazione ed invece si assiste solo ad una serie di pallonate in avanti, preda di Eolo più che degli attaccanti. Nel secondo tempo la musica non cambia ed anzi al primo affondo il Lecce raddopia. A questo punto De Canio opta, a malincuore, per la prima sostituzione di Foglio con Alberto,  trascorsi due minuti inserisce pure Marazzina e dopo ancora Nanni senza ricambiarlo , ma facendogli addirittura terminare il match. Con 24 punte la Robur si rende pericolosa, ma non segna e i giallorossi triplicano allo scadere dei 90 minuti.

Comunicazione di servizio: sono pronte le felpe S.S Robur, disponibili presso la sede del Siena Club Fedelissimi

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venerdì, 18 novembre 2005

Volontà di ferro e spirito di sacrificio. Queste le sue peculiarità, abbinate ad una tenacia fuori dal comune. Per questo aveva deciso di intraprendere quella missione impossibile: andare in ferramenta e passare avanti a tutti i clienti in fila, pensierosi e assetati di sapere, tanto da rivolgere decine di domande inutili ai poveri commessi, prima di acquistare qualsiasi cosa. Innanzitutto si vestì di tutto punto: casco, gomitiere, ginocchiere, parastinchi ed anfibi da combattimento. Poi individuò il negozio: la ferramenta in Calzoleria. Dai dati che aveva raccolto in giro, per essere serviti occorrevano minimo tre quarti d'ora. Era perfetta. Il giorno dell'operazione scrisse due righe per i genitori, ed inforcò il Caballero 6 marce compagno di tante avventure. Dentro il giaccone mimetico nascose svariati kg di esplosivo ed una siringa vuota, nell'eventialità di dover minacciare un'iniezione di aria per coprirsi la fuga. Quandò entrò, una fila gigante gli si presentò davanti agli occhi increduli. L'adrenalina iniziò a fuoriuscirgli dal naso. " Scusate" disse, "potrei passare ho fretta". Sentì rispondere; "Anch'io", "io è un'ora che sono qui, idiota", "pocciacelo troiaio" ecc. Cercò di insistere:" Ma devo pagare solo questa confezione di viti". A quel punto tutti gli avventori impazziti cercarono di linciarlo. Tentò di farsi esplodere, ma il congegno fece cilecca. Fu l'ultima cosa che ricordò prima di svenire sotto una moltitudine di calci e pugni.
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mercoledì, 16 novembre 2005

Mangiava il pane azimo con i fiori di sesamo. Il suo piatto preferito era, senza ombra di dubbio, il condito di soia con tonno integrale. Tutti i giorni, per depurare l'organismo, ingurgitava oltre venticinque tisane al pioppo, salice piangente, rovi di maremma, acqua piovana e cavalloni di Panarea. L'ultimo mal di testa risaliva a quasi diciotto anni prima e si ricordava benissimo di averlo combattuto con una fumenta di zinco e colla vinilica. Tutta la sua esistenza si basava sul benessere fisico e psicologico. Appena alzato due ore abbondanti di meditazione attorno al niente, poi venti minuti sopra ad un cipresso ad ascoltare il cinguettio degli uccelli, prima di recarsi a lavoro. La sera al rientro, osservazione dello scorrere lento ed inesorabile dell'acqua, bagno nella vasca ricoperta da felci giganti e rugiada, cena etnica e , prima di coricarsi,  auto-ago-puntura per preparare il corpo al sonno. Visse così fino a quando due malviventi lo rapinarono in mezzo di strada picchiandolo selvaggiamente. Da quel momento giurò vendetta ed uccise a martellate 176 innocenti per rappresaglia.
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lunedì, 14 novembre 2005

Come promesso, in questi due giorni, abbiamo raccolto molte indiscrezioni e notizie riguardo al caso della casa squillo del nostro tranquillo ed immutabile quartiere. Innanzi tutto la sua precisa dislocazione, vale a dire il palazzo dell'Incis Vecchio, come tutti sapete. Ma possiamo aggiungere, in anteprima, che questa è la dimora del nostro Fefy. Per anni celato dietro un alone di sobrietà, scooter, Lada Niva, immancabile sigaro, la Robur come unico vizio, celava dietro una parvenza di normalità un segreto scottante. Infatti, sembra che la maitresse di Cecina, dovesse, ogni giorno, pagare un salatissimo pizzo al nostro affiliato, per comprare il suo prezioso silenzio. Attraverso serrate indagini, gli inquirenti sono riusciti ad addivenire alla verità, sfruttando l'unico neo del giovane; le rituali cene del mercoledì, assieme alla madre, alla Casalinga. Troppe. Per il momento, comunque, siamo solo ad una fase di ipotesi, per le accuse dovremo attendere ancora qualche giorno. Se esse saranno confermate, il Gip potrà emettere un'ordinanza cautelativa a carico di Fefy, inibendolo, presupponiamo, dal frequentare il Bar della Scala, onde evitare inquinamento delle prove e pericolosi depistaggi.
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venerdì, 11 novembre 2005

E' di stamani la notizia, apparsa a caratteri cubitali sui quotidiani locali, della scoperta di un casino in piena regola nel nostro quartiere di San Prospero. A gestirlo, secondo le indiscrezioni trapelate dagli inquirenti, una quarantenne russa residente a Cecina. Nell'appartamento, situato in un signorile e tranquillo palazzo, si registrava ogni sera un intenso via vai di uomini, che ha incuriosito gli inquirenti, anche a  seguito di una soffiata da parte di un sedicente gruppo di ultra-novantenni denominatosi "I martiri del mercato settimanale". Tra i più accaniti frequentatori del ritrovo,  gli ex-matti della casa-famiglia di Viale XXIV Maggio. Sembra infatti che negli ultimi periodi, Nerino, Nonni & C., rincasassero spesso all'alba, canticchiando canzoni oscene e sbandierando, soprattutto al Bar Silvana, prestazioni sessuali ai limiti della credibilità. Si erano notati inoltre, appesi ai fili delle finestre, indumenti di biancheria intima femminile, come perizomi, stivali con tacco a spillo, tanga ecc., probabilmente intesi come preziosi trofei da mostrare agli altri abitanti del quartiere in segno di sfida. Le ragazze, quasi tutte dell'est, venivano cambiate settimanalmente dalla maitresse, che in questo modo era riuscita a creare un giro di clienti intenso, riuscendo ad incamerare circa 17.000 € al giorno, per un prezzo minimo di 150 € a singola prestazione. Questi i fatti. Nei prossimi giorni cercheremo di saperne di più, per riferirvi sviluppi e retroscena di questo caso che ci riguarda molto da vicino.
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giovedì, 10 novembre 2005

CAMPIONI

Nato a: Livorno
Il: 05/06/1975
Altezza:  
Peso:  
Nazionalità: ITA
Ruolo: centrocampista
  Autografo: Visualizza
Note:  
  Presenze Espulsioni Ammonizioni Minuti Giocati Gol
  2 0 0 33 0
 
Stagione Squadra Serie Presenze Gol
1992-93 UDINESE A 0 0
1993-94 UDINESE A 0 0
1994-95 UDINESE B 0 0
1994-95 ALESSANDRIA C1 12 0
1995-96 UDINESE A 0 0
1995-96 JUVE STABIA C1 17 3
1996-97 LECCE B 23 2
1997-98 UDINESE A 29 2
1998-99 UDINESE A 26 4
1999-00 JUVENTUS A 6 0
2000-01 JUVENTUS A 7 0
2001-02 PARMA A 1 0
2001-02 BRESCIA A 9 2
2002-03 BRESCIA A 18 1
2003-04 BRESCIA A 25 2
2004-05 BRESCIA A 3 0

 

Jonathan Bachini, nasce sulla darsena di Livorno il 5 Giugno 1975. Suo padre Nemo, marinaio d'altri tempi, solitario ed inguaribile sognatore, dedica il nome del figlio al gabbiano per eccellenza il famoso Livingstone. La sua gestazione dura 16 mesi e per questo verrà tenuto in incubatrice fino all'età di 6 anni. Il bimbo sembra non risentire di questa situazione, tanto che già alle scuole elementari inizia a fare salatini a ritrecine, preferendo il calcio balilla alla geografia. I genitori si accorgono casulmente di questa situazione e per punirlo lo gettano nell'imbarcadero, infischiandosene delle capacita natatorie del ragazzo. Jonathan si impaurisce e cerca di riscattarsi. La sua indole libertina però lo porta sempre a nuove esperienze. Alle scuole medie è il primo alunno a fumare un pacchetto di sigarette al giorno e nell'ora di ginnastica si imbosca per sfogliare riviste porno fortemente spinte. Terminata a forza l'istruzione obbligatoria, trova lavoro come benzinaio in un self service. Visti i frequenti tempi morti telefona a tutti i numeri possibili, verdi, hard, meteo, oroscopo, solitudine, anziani ecc. finchè il gestore lo licenzia per bolletta esorbitante. E' allora che inizia a giocare a pallone in una squadra di cassaintegrati delle acciaierie Ilva di Pomarance. Il giovane ha talento, nonostante un fisico ai limiti della decenza e l'Udinese, sempre alla ricerca di nuovi talenti, lo prende immediatamente. E' il via di una carriera folgorante e piena di soddisfazioni, fino a che nel 2004 non partecipa ad un party organizzato da Caniggia. Tantissimi invitati, Patty Pravo, Eric Clapton, Lapo Elkann, il Poppi, Marylin Manson ecc. Si accorge subito che la serata è pesa. Rifiuta ogni invito, ma purtroppo, deve, per cortesia, bere qualcosa per non essere scortese. Opta per un'innocua Fanta, ma un figlior d'una troia gli ci allunga della cocaina. Al controllo anti-doping viene trovato positivo e squalificato per un anno solare. Poi arriva la Robur, che crede in lui e lo prende .

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mercoledì, 09 novembre 2005

Da mesi stava indagando su quel caso. Niente, buio completo. Nessun testimone oculare, nessun indizio e assenza completa di tracce. Un colpo perfetto,da manuale. Rientrò per l'ennesima volta nell'appartamento e, nonostante fosse stato passato al setaccio, finalmente notò un piccolo ma importante particolare: un filo di lana rossa lungo qualche millimetro che fuoriusciva da un cassetto. Lo fece analizzare. La scientifica individuò subito il DNA. Dai risultati si delineò un uomo alto, fisico asciutto, barba incolta, separato, giovane, molto probabilmente ansioso. Era un'ottima partenza, il campo dei papabili colpevoli si restringeva a circa 2.000.012 persone ancora in vita. Doveva assolutamente dare un nome ed un volto a quella figura. Iniziò a disegnarlo. Se lo immaginava castano, capello beat, occhi fitti, naso spettrale, fisicamente tonico, gambe arcuate e alluce valgo. Era lui. Per adescarlo fece apparire in tutti i telegiornali nazionali la notizia che il denaro della refurtiva era stato segnato a pennarello fosforescente e sarebbe stato, quindi, facilmente identificabile. Attese per mesi una contro-mossa ma non ricevette alcun segnale. Allora pensò di far diramare un filmato in cui un finto ricettatore  veniva arrestato e violentato all'interno dell'auto dei carabinieri. Anche questo astuto espediente non dette i frutti sperati. Il caso venne archiviato e lui degradato da ispettore a guardiano di un ricovero per animali soli.
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martedì, 08 novembre 2005

FEDELISSIMO N.6

SIENA-CHIEVO DEL 06-11-05

Era un Giro d’Italia epico, durissimo, combattuto in ogni singola tappa. Due contendenti a giocarselo: Agostino Stambecco della Sforzofix detto "L’aquila di L’Aquila" e Gaetano Unfreno della Spericolatoni Arredamenti soprannominato "Il Risoluto". Finalmente erano giunte le montagne. La maglia rosa poteva passare quel giorno dalle spalle di Agostino a quelle dell’acerrimo rivale, in quanto il divario in classifica tra i due era minimo. Il tappone dolomitico si preannunciava incandescente. Tremila circa, i metri di dislivello da scalare, con 5 vette in sequenza: passo Pordoi, salita della Scimmia, Marmolada (Cima Coppi), colle del Doccino e infine arrivo al cardiopalma sul passo Rolle. Da brivido. La mattina appena alzato, per fare il pieno di energia, Gaetano mangiò un colombo ripieno di besciamella con patate alla fattoressa, una frittura di paranza e insalata scondita, mezzo rigatino in crosta, caffè, amaro e 12 Ferrero Rocher. Poi, in preda ad un attacco intestinale del 16° grado scala Richter si recò alla toilette di corsa, vincendo lo sprint con una pensionata colitica. Al suo ritorno, fisicamente esausto ma felice, breve riunione con la squadra ed il direttore sportivo per approntare la strategia di gara. Venne deciso,all’unanimità, di attaccare subito al 2° km, per rendere la corsa immediatamente dura. Prima di partire, infatti, occorreva fare da gnorri e poi, davanti al distributore Tamoil, scattare a razzo e reggere per 2146 km, senza farsi riacciuffare. Finita la pianificazione, preparò il necessario per correre,inforcò la bicicletta e si recò al via. Come da accordi allungò subito assieme ad un corridore colombiano che pesava 14 kg, il quale collaborò attivamente alla fuga fino al primo tabaccaio che incontrarono, dove scese ad acquistare dei francobolli per le cartoline ed un pacchetto di Diana Rosse. Rimasto solo si intristì. Percorsi alcuni km, per alleviare lo sconforto, iniziò a pensare agli avvenimenti felici della sua vita: il primo bacio, la vincita di ben cinque boeri, il calendario di Nadia Cassini e la lettura del libro sui pensieri di Giancarlo Antognoni. Arrivato ai piedi della prima salita gli si sciolse il corpo. Sudato fradicio, con un’apertura anale vicina allo zero assoluto, bussò alla porta di una malga. Aprì un giovane contadino che stava facendo della ricotta e, capendo la situazione, lo fece accomodare in bagno. Dopo 15 minuti di battaglia uscì come rinato. Ringraziò la famiglia e riprese la corsa. Il gruppo si era inesorabilmente avvicinato. La notizia gli infuse nuove energie. Sulla salita della Scimmia scollinò con 26 ore di vantaggio sui primi inseguitori, tallonati, a loro volta, da un cane lupo inferocito fuggito al padrone. Virtualmente la maglia rosa era sua. Dopo aver pranzato in una trattoria stracolma di camionisti bulgari, attaccò la Marmolada. Salita dura. Dopo i primi tornanti, con lo yogurt nelle cosce, gettò la bicicletta da un greppo, bestemmiando in ebraico stretto. Dall’ammiraglia gli spararono per fargli riprendere il cammino. Iniziò a grandinare. Giornata da tregenda, degna del grande ciclismo. Dopo aver letto la lettera ai Farisei, inforcò nuovamente il mezzo e conquistò la cima Coppi alla media di un dromedario del Monte Sinai. In discesa decise di passare per i greppi. Intanto il suo rivale Agostino Stambecco si era sposato in gruppo per non perdere tempo e risparmiare sul viaggio di nozze. La meta e la gloria si avvicinavano. Saltò il colle del Doccino ed arrivò all’ultima salita, il leggendario Passo Rolle. Come un camoscio iniziò a saltellare sui pedali. Vicino alla vetta, con la vittoria ormai in tasca, decise donare il sangue. Tagliò il traguardo con 4 giorni di vantaggio sul gruppo. Vinse il Giro d’Italia e tornò a casa una settimana prima degli altri corridori

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lunedì, 07 novembre 2005

Siena - Chievo 0-1

SIENA
Mirante, Negro, Falsini, Vergassola, Chiesa, Locatelli (19' pt Nanni) (23' st Volpato), D'Aversa, Legrottaglie, Alberto (29' st Bachini), Bogdani, Portanova.
A disposizione: Fortin, Paro, Molinaro, Gastaldello.
Allenatore: De Canio

CHIEVO
Fontana, D'Anna, Semioli (46' Zanchetta), Giunti (46' st Scurto, Amauri, Franceschini, Sammarco, Lanna, Moro, Mandelli, Pellissier (18' st Cossato).
A disposizione: Squizzi, Luciano, Tiribocchi, Mantovani.
Allenatore: Pillon

La gara inizia con 9 minuti di ritardo per permettere la verifica delle condizioni del terreno a causa della pioggia.

La cronaca della partita:

La Robur incespica ancora una volta nella sua bestia nera casalinga, il Chievo, che intasca tre punti d'oro e si proietta nei quartieri alti della classifica. Squadra operaia quella gialloblù, che pratica un gioco semplice ed essenziale. Una pioggia torrenziale si abbatte sul Rastrello e lo rende ai limiti della praticabilità. Nel pre-partita il professor Ventrone fa riscaldare tutta la squadra su indicazione di mister De Canio, che non ha scelto l'undici titolare. Grandi dubbi assalgono il tecnico. Difesa a tre, tre punte e quattro centrocampisti, oppure visto il fango, meglio un centrocampo folto e nessun difensore, sperando nelle pozze? Poi il match, finalmente. Nei primi dieci minuti, come sempre, il Siena va in svantaggio. Pellissier ex informatore medico, gonfia la rete tutto solo di testa. La reazione dei bianconeri è veemente e porta, otto minuti più tardi, al rigore che potrebbe riequilibrare l'incontro, se Enrico Chiesa non se lo facesse parare dall'ottuagenario Fontana. La Robur tenta in tutti i modi di pareggiare ma non vi riesce, pur creando tre limpide palle-goal. Alla ripresa delle ostilità, con Locatelli fuori per infortunio e Nanni di San Prospero a sostituirlo la Robur insiste per pareggiare i conti ma non vi riesce. Il mister De Canio allora decide, in completa autonomia, di sostituire ancora Nanni con Rej Volpato,  impegnato sul set di una soap venezuelana, molto amata in sudamerica. La musica non cambia. Nonostante la pressione i bianconeri non riescono ad insaccare e la partita, purtroppo, si chiude con la quarta sconfitta casalinga.

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venerdì, 04 novembre 2005

"Il mondo è pieno di porcherie", era solito asserire nei suoi sermoni domenicali. Laico, divorziato 14 volte, benestante in senso lato, da qualche anno predicava una dottrina personale in ogni dove. Cresciuto all'ombra di un oleandro gigante, posto proprio davanti alla finestra di camera, non era mai riuscito a vedere il paesaggio e questo lo aveva fortemente influenzato nel pensiero e nelle aspirazioni. In gioventù aveva aderito a moltissimi movimenti giovanili impegnati, come paninari, graffitari, smadonnari, affittuari ecc., divenendo una specie di guru per le future generazioni. Un giorno, mentre stava parlando ad un gruppo di Punkabbestia, con enfasi dichiarò che il mondo è bello. Quattro di loro, due equadoregni e due tulleri di Gavorrano Scalo, salirono sul palco e lo assaltarono senza pietà nell'indifferenza generale, tra chi stava vomitando, chi si iniettava droga intramuscolo, chi insegnava al proprio cane la tecnica per uccidere un uomo. Venne picchiato selvaggiamente per ben sei ore ed appeso, esanime, ad un cartello di senso unico. Dopo qualche giorno si risvegliò in ospedale fasciato come un faraone egizio. Da quel momento si iscrisse ad un movimento di disobbedienti dell'alto Lazio. Prese parte attiva a molte manifestazioni contro la globalizzazione e in più di un'occasione offese pesantemente polizia e guardia di finanza.

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giovedì, 03 novembre 2005

Fu condannato a 24 anni per aver torturato
fino ad ucciderlo un ex pugile. Affidato ai servizi sociali
Roma, libero dopo 16 anni
il "canaro" della Magliana



L'arresto di Pietro De Negri
il "canaro" della Magliana

ROMA - Il "canaro della Magliana" torna in libertà. Dopo 16 anni Pietro De Negri è stato scarcerato. Era stato condannato a 24 anni di carcere per aver ucciso il 18 febbraio 1988 a Roma, dopo averlo torturato a lungo, l'ex pugile Giancarlo Ricci. La sua storia finì anche in un libro. Fu una vicenda che fece scalpore nella capitale e non solo.

Pietro De Negri oggi ha 49 anni, negli anni ottanta lavorava in una toilette per cani, da qui il suo soprannome, nel popolare quartiere della Magliana. Quel giorno di 17 anni fa decise di farla finita con i soprusi a lungo subiti dall'ex pugile che arrivò ad uccidergli il cane.

Il cadavere di Giancarlo Ricci fu trovato carbonizzato in una discarica al Portuense dopo quindici giorni dalla denuncia dei familiari. Gli inquirenti seguirono in un primo momento la pista del regolamento di conti tra esponenti della malavita organizzata.

Poi venne ascoltato Pietro De Negri e il "canaro" confessò di essere lui l'assassino. Il suo racconto fu raccapricciante: dopo aver assunto una dose ingente di cocaina De Negri, con un tranello attirò nel suo locale l'ex pugile e dopo averlo tramortito e chiuso in una gabbia lo seviziò per ore fino a farlo morire.

De Negri, dopo essere stato dichiarato "non socialmente pericoloso", ottenne la libertà provvisoria, ma un successivo mandato di cattura dispose il suo internamento nel manicomio di Montelupo fiorentino.

In primo grado Pietro De Negri, venne condannato a 20 anni di reclusione, pena aumentata di quattro anni dalla corte d'Appello, cui il "canaro" fece pervenire un memoriale dove affermava di non essersi pentito di aver ucciso Ricci. Il 2 aprile 1993 la condanna divenne definitiva, quando la V sezione penale della corte di Cassazione, respinse il ricorso presentato dai difensori contro la sentenza della corte d'Appello.

Ora è stato affidato ai servizi sociali e dovrà osservare alcune prescrizioni imposte dai giudici. In particolare dovrà rimanere a casa dalle 21 alle 7 del mattino, non potrà frequentare pregiudicati e luoghi di ritrovo come le osterie e le bische e non potrà uscire dalla provincia senza autorizzazione.

Nel '97 uscì il libro di Vincenzo Cerami, "Fattacci", quello del "canaro" era uno dei quattro delitti romani raccontati. Nella presentazione lo scrittore riporta il commento degli investigatori che indagarono sul caso:
"Abbiamo visto di tutto. Teste mozzate; donne fatte a pezzi e bollite nei pentoloni del sapone; cadaveri martoriati e poi carbonizzati; giovinastri con i piedi murati nel cemento e gettati nel lago. Ne abbiamo viste di tutti i colori, ma una storia come questa non ci era mai capitata!".

(26 ottobre 2005)
postato da: sanprospero alle ore 12:24 | link | commenti
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Mi scuso con gli esigui lettori x l'interruzione, ma un infortunio sul lavoro, mi ha costretto a casa x tre settimane e quindi, non avendo a disposizione alcun strumento di tecnologia superiore al 1975, non ho potuto aggiornare il blog per tutto questo tempo.

FEDELISSIMO N.5

SIENA-FIORENTINA DEL 26-10-05

Partirono per quella trasferta carichi di entusiasmo. La Coppa Uefa era un traguardo storico e loro lo sapevano benissimo. Mai e poi mai, avrebbero potuto mancare a quell’appuntamento. Fecero tutti gli esami necessari, atti ad acquistare il prezioso biglietto: urine, sangue, curva del glucosio, feci sotto sforzo, sopravvivenza in ambiente particolarmente ostile, orientamento nel buio di Pian delle Fornaci, test dell’ignoranza, piorrea e resistenza ad un clistere di olio e prugne della California. Duemilacinquecento km per arrivare in Follonia a Senzunov, piccolo promontorio affacciato sullo stretto di Pelopelo, per assistere a quel preliminare di Intertoto. Organizzarono il trasferimento da Tullio della Palio Viaggi, che li rassicurò dicendogli:" tranquilli, voi mettete il passaporto e il billo al resto ci penso io". Dodici scali aerei consecutivi nella stessa città di Francoforte, a causa della distrazione del pilota, scordatosi in ordine: chiavi della macchina, sigarette, accendino, portafoglio, chiavi del Boing 707, cellulare, pastiglie Valda, merda spray per scherzi ai passeggeri, bolletta del gas, salgemma e numero di telefono del meccanico. Arrivo a Fjiord in Finlandia, da qui in slitta trainata da sedici ontarie di Barens, attraverso la Valle dei Mannari fino ai seimila metri del Monte Sagganghisce e discesa a Meriggioburgo in Fanghistan, per un meritato riposo. Il mattino seguente in sella a camosci di Barens, dal nome del fratello scopritore delle ontarie, scalata al Massiccio di Barens, dal cognome del noto alpinista, cugino dei fratelli fissati con gli animali, che ne raggiunse per primo la vetta il 6 Dicembre 1842 , picchiata verso Silavorosky, cittadina famosa per non conoscere tempo libero, imbarco nella nave da crocera " Niet C.G.I.L." ed arrivo a Senzunov. Quando si trovarono nei pressi dello stadio, costruito in fondo ad un crepaccio ed intitolato alla signora Barens madre e zia premurosa, dovettero, prima di prendere posto sulle tribune, trascorrere la notte nel campo base Pimpinella. All’alba del giorno seguente, scortati da una legione di Eschimesi in tenuta anti-sommossa, raggiunsero in iceberg il settore dei tifosi ospiti. La temperatura si assestava attorno ai –24°C. Mancavano esattamente due settimane alla partita. Contenti per non aver perso il riscaldamento delle squadre e soprattutto la lettura delle formazioni, attaccarono lo striscione. Un boato impressionante di fischi al loro indirizzo, partì dalla curva dei supporters locali, gli "Orchi di Barens", sigla in memoria del trisavolo di famiglia che aveva strozzato a mani nude un orso bruno, reo di avergli sradicato il contatore della luce posto in giardino, solo per il gusto di una bravata con gli amici del branco. Decisero di non rispondere alle offese. Dopo tredici notti insonni a causa delle intense brinate artiche, finalmente la Robur scese in campo. La partita fu avvincente. I bianconeri ricoperti da uno spesso strato di grascia e olio canforato, iniziarono contratti, ma al primo vero affondo passarono in vantaggio. Dopo circa trenta secondi i toscani perdettero per sempre, in senso agonistico, lo stopper, al quale cascò inesorabilmente un orecchio su un colpo di testa, sembra a causa della tempesta di neve che stava flagellando il rettangolo di gioco. Rimasto in inferiorità numerica, perché nessuno voleva entrare, il Siena, pur traballando, resistette orgogliosamente agli attacchi della formazione di casa e si qualificò, meritatamente, per il primo turno di Coppa Uefa. I tifosi al seguito rientrarono dopo sette anni, grazie all’aiuto di un contrabbandiere russo di fusti radioattivi.

postato da: sanprospero alle ore 07:43 | link | commenti
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