Siena - Udinese 2-3
Siena: Manninger, Cirillo, Magnani, Portanova, Falsini, Alberto, D’Aversa, Vergassola, Taddei, Chiesa, Maccarone (a disposizione: Fortin, Argilli, Foglio, Di Donato, Ardito, Pasquale, Pecchia)
Udinese: De Sanctis, Bertotto, Felipe, Kroldrup, Zenoni, Pizarro, Pazienza, Jankulovski, Mauri, Di Michele, Iaquinta (a disposizione: Handanovic, Gustavo, Fava, Tissonr, Pieri, Belleri, Goitom)
Arbitro: Messina di Bergamo
Assistenti: Ivaldi, Comito
Quarto uomo: Pantana
Riceviamo da un nuovo tifoso e pubblichiamo:
"Non avevo mai assistito ad una partita di calcio. Il mio pensiero di libertà mi ha sempre portato a rifiutare i miliardi, gli sperperi e le esagerazioni del football. Frequento una comunità di Elfi e vivo secondo regole semplici, aberrando ogni tipo di consumismo. Fumo tanti cannoni per sentirmi in pace con la natura, la flora e la fauna anche se ho una paura boia dei cani. Un amico mi ha costretto a vedere la partita del Siena con l'Udinese, dalla curva Robur. Mi è piaciuto. Non riesco a capire per quale recondita ragione abbia potuto provare un sentimento del genere, ma così è stato. Bellissimo. Quel campo verde, dove tanti giovani si danno battaglia per 90 minuti. Sicuramente in privato consumeranno marjuana e magari indosseranno camice a fiori e jans scampanati. Comunque, per quanto riguarda l'incontro, tutto si è svolto nel migliore dei modi a parte il risultato, dato che anche io da ora faccio il tifo per la Robur. Spero che al Rastrello di estate quando il campionato è fermo si possa organizzare qualche concertino da sballo, la mattina invece cogliere margherite e acchiappare farfalle, così come spero che ci possiamo salvare. Se così fosse mi voglio ubriacare fino a perdere la ragione e sputare ad un vigile urbano. La prossima partita a Milano verrò a vederla in autostop. Un caro saluto."
Tra anticipi, posticipi, recuperi, cicli mestruali e meningiti, sono rimasto parecchio indietro. Cercherò per quanto possibile di recuperare il terreno perso.
Roma-Siena 0-2
ROMA
Curci, Mexes, Chivu, Ferrari, Mancini, Perrotta, Dacourt, De Rossi, Panucci, Montella, Totti.
A disposizione: Zotti, Scurto, Briotti, Aquilani, Virga, Cassano, Corvia.
Allenatore: Conti
SIENA
Manninger, Mignani, Colonnese, Cirillo, Alberto, D’Aversa, Tudor, Vergassola, Falsini, Chiumiento (14’ st Chiesa), Maccarone.
A disposizione: Fortin, Portanova, Argilli, Pecchia, Pasquale, Di Donato.
Allenatore: De Canio
Arbitro: Dondarini
La cronaca della partita:
L'ardita compagine della Robur, compie la mirabilante impresa di sconfiggere la squadra della capitale italica guidata dall'immutabile Bruno Conti. I valorosi giovani in casacca bianconera, sospinti da un ardore proprio del ventennio, annientano a colpi di piccone la più blasonata squadra dei lupi capitolini, sembrati nell'occasione un ben più misero gregge di agnelli in attesa della Quaresima. L'audace tecnico De Canio, sfruttando l'arma della sorpresa, schiera inizialmente una formazione inedita, cosciente dei numerosi impegni agonistici del periodo. Gli atleti chiamati alla lotta comunque dimostrano un forte attaccamento alla patria e lottano come tigri del Bengala all'inteno dell'ostico rettangolo verde. Nella prima frazione si limitano a sfiancare l'avversario senza affondare la baionetta, nell'attesa di sferrare il micidiale colpo del ko. La svolta si registra con l'entrata di Enrico Chiesa. Il condottiero dal profilo italico e dall'animo di acciaio, si insinua come una punta di trapano appena affilata nelle maglie della difesa giallorossa e la Robur prima passa meritatamente in vantaggio, con un suggello del giovine rasato in cerca di riscatto Massimo Maccarone e poi con una rete di straordinaria beltà proprio del gigante Chiesa. Sugli spalti spolti e immondi, i senesi giunti in massa sventolano i loro labari, intonando canti di gioia completamente privi di senso. Il triplice fischio dell'arbitro fa ammutolire lo Stadio Olimpionico e tra gli addetti ai lavori solo il presidente De Luca può saltare come un ginnasta, dimostrando tutto il suo ardore per la vittoria.

Abbiamo il Papa! Finalmente dopo tanto, troppo tempo, uno sportivo vero a capo della Cristianità. Joseph Ratzinger ex mezz'ala dello Shalke 04 e del Werder Brema, dopo due giorni di serrato Conclave, è stato nominato successore di Carol Wojtyla. Del suo glorioso passato agonistico si ricordano in particolare due avvenimenti sigificativi: un goal memorabile in mezza rovesciata che decretò la vittoria nella finale di Coppa di Germania del 1956 e l'assoluzione nel cerchio di centrocampo dell'arbitro Otto Von Di Parte, reo di averlo espulso ingiustamente per simulazione. Terminata la carriera da atleta, Joseph si lancia immediatamente nell'avventura di allenatore. Soprannominato "Il mastino di Monaco" per i suoi metodi inflessibili, guida la nazionale dei Diaconi alla conquista della Coppa dello Spirito Santo nel 1966, battendo i ben più quotati avversari dell'Atletico Betlemme. A Ratzinger i nostri migliori auguri di un magnifico pontificato.

Era stato via da Siena per molti anni. Il lavoro e l'ambizione lo avevano portato in luoghi sperduti ad abbattere la foresta amazzonica. Dopo aver tagliato di notte migliaia di alberi, si era posto delle domande, alle quali però si era rifiutato categoricamente di rispondere. Una sera segò per errore una sequoia secolare. Fu un didastro. Rimasero senza tetto un intero branco di babbuini, 12.521 pappagalli sordomuti e ben 9 panda del wwf. A causa di quell'orribile anche se involontario gesto, venne ripudiato da tutti i faglegnami e cartolai che fino ad allora lo avevano foraggiato. Dovette scappare inseguito da un nutrito gruppo di cannibali con la gotta. Sfuggito per miracolo ad una fine orribile, prese il primo aereo disponibile per l'europa e tornò, dopo varie peripezie, nella sua città natale. Appena arrivato senza neppure passare da casa, che tra l'altro era stata abbattuta per realizzare un parcheggio a pagamento di 4 posti auto, si recò verso il Rastrello. Quando vi arrivò, venne a sapere che lo stadio era stato trasferito all'Isola d'Arbia. Pianse come una vite tagliata per alcune settimane. Accecato da una furia omicida uccise a sassate il povero cigno Romeo alla Lizza, prima di incendiarsi all'interno del distributore del Torsellini in Pescaia.

Siena-Milan 2-1 (0-0)
Marcatori: nel st 18' Crespo (M), 27' Chiesa (S), 41' Cozza (S)
Siena (3-5-1-1): Manninger, Mignani, Colonnese, Portanova, Alberto (25' st Maccarone), D'Aversa, Tudor, Vergassola, Pasquale (43' st Argilli), Taddei, Chiesa (35' st Cozza). (14 Fortin, 3 Falsini, 19 Di Donato, 39 Pecchia). All: De Canio.
Milan (4-3-1-2): Dida, Cafu, Maldini, Stam, Kaladze, Gattuso (31' st Serginho), Rui Costa (31' st Seedorf), Ambrosini, Kakà, Shevchenko, Crespo (12 Fiori, 13 Nesta, 14 Simic, 26 Pancaro, 32 Brocchi). All: Ancelotti.
Arbitro: Collina di Viareggio.
Ammoniti: Taddei.


Santi Subito!
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Marco Fortin nasce in provincia di Venezia a Noale, luogo infestato da pessimisti di ogni tipo, che augurano svariati generi di sciagura agli altri esseri viventi, mediante interminabili catene di S.Antonio e accidenti mirati mediatici. Suo padre conosciuto in paese con lo pseudonimo "Lo Scalugna" ,si racconta abbia il potere di far accadere tamponamenti a catena e provocare forti perturbazioni atmosferiche a carattere temporalesco, nel periodo delle ferie estive dei suoi nemici. Inizia la sua carriera professionistica nella stagione 1995-96 nella Pro Sesto a seguito dell’infortunio subito dal portiere titolare, a causa della caduta di una gru, sospinta da un forte vento di maestrale, sopra la sua camera da letto. L’anno successivo si trasferisce a Sassari di urgenza, per l’infarto che colpisce il portiere titolare, il quale dichiarerà di non essere mai stato male come in quella circostanza. Il campionato seguente verrà ceduto al Giorgione, per esplicita richiesta del suo presidente Giorgio Digiorgio, che lo ricopre di soldi per la paura di cadere vittima di qualche sortilegio. Dopo due stagioni passa al Treviso. Trascorre in questa squadra tre anni meravigliosi chiusi con una retrocessione con i fiocchi. Qui conosce una cartomante-medium che lo guiderà nelle sue scelte di vita. Acquista un carro funebre aziendale a km zero, che trasforma in un camper poli-funzionale con il quale lavora di notte come tassista. Accumula un bel gruzzolo con il doppio lavoro e su consiglio della megera compra su internet una favolosa collezione di ragni velenosi, che espone nella propria casa a pagamento.
Nel 2002 approda a Siena e ne succedono di tutti i colori.
Nell’ora d’aria cercava di respirare più possibile. Era in carcere da oltre 20 anni per aver deflorato una attivista del centro sociale "Mavaffanculo" di San Miniato, proprio in pieno centro e non si era fermato neppure quando il compagno della ragazza, aveva tentato di interrompere l’accoppiamento forzato, brandendo uno scooterone parcheggiato nelle vicinanze. Il misfatto comunque era durato pochi minuti, fino a quando cioè non erano arrivati sul posto una volante dei Carabinieri e l’autobotte dei Vigili del Fuoco. I militari infatti superato lo sbigottimento iniziale si erano fatti consegnare dall’uomo supino i documenti e i pompieri gli avevano rovesciato addosso e quindi anche sulla giovane circa 1000 litri di acqua a pressione, per raffreddare gli spiriti. Terminata questa delicata operazione lo avevano arrestato e processato per direttissima 5 minuti dopo all’interno del Palazzo di Giustizia alla Lizza. L’accusa aveva chiesto l’ergastolo mentre la difesa non aveva prodotto alcuna arringa, in quanto l’avvocato si era dovuto assentare durante il suo turno per una forma devastante di colite. La corte in definitiva sentenziò 25 anni di reclusione concedendogli le attenuanti , con la possibilità dell’abbuono di 5 mesi solo in caso di straordinaria condotta.

Lecce - Siena 2-2
Lecce: Sicignano, Cassetti, Paci, Stovini, Rullo, Giacomazzi, Ledesma (3' st Eremenko), Dalla Bona, Valdes, Bjelanovic (9' pt Konan), Pinardi (28' st Angelo). Siena: Manninger, Portanova, Tudor, Mignani (23' st Cirillo), Alberto (16' st Pecchia), D'Aversa, Vergassola, Cozza, Falsini, Maccarone, Chiesa (9' st Taddei). Arbitro: Rosetti di Torino Reti: 10’ pt Konan, 17’ pt Maccarone, 10’ st Paci, 36’ st Taddei Dalla sala stampa: De Canio: abbiamo fatto una buona partita, pareggio meritato. Tornare a Lecce dopo una settimana non era facile. Ho dovuto tranquillizzare tutti che questa volta avremo giocato. Ho schierato la squadra per vincere e i ragazzi hanno dato il massimo. I due goal del Lecce sono palesemente colpa nostra e per questo qualcuno dovrà pagare. In settimana diramerò una lista di giocatori che dovranno allenarsi la notte nel campo di Caldana a lampioni spenti, con l’incognita del cane da guardia del custode sempre all’erta. Pretendo la massima concentrazione da tutti senza sconti. Se qualcuno rema contro lo faccio assumere alla Sienambiente a guidare la spazzatrice nelle ore di punta e in centro per farlo deridere. Manninger: ainz parato bene, ma purtoppen preso due coal anche occi. Essere dispiaciuto per tifosi e per classifica ancora deficitarien. Attendo con fibrillazionen esito proximo conclaven. Taddei: Sgiò dedico mia splendida retao alle suore di San Girolamo. Che estasi, pallonettao morbidao au settao e pareggiao meritao. Mecacci (magazziniere): per risparmiare sono dovuto stare una settimana da solo a Lecce. Un’esperienza terribile. Senza una lira e in tuta. Ho dormito dentro la scatola di un frigorifero alla stazione dei treni, ho mangiato alla mensa della Caritas e qualcuno vedendomi mi ha pure fatto l’elemosina. Meno male che non è stato freddo, perché avevo lasciato il giacchetto nel pullman e nessuno si è preoccupato di farmelo avere.
A disposizione: Anania, Diarra, Marianini, Camisa.
All.: Zeman
A disposizione: Fortin, Di Donato, Pasquale, Colonnese.
All.: De Canio
Ammoniti Lecce: Stovini, Pinardi
Ammoniti Siena: Tudor, Maccarone, Alberto, Cirillo, Falsini
Recupero: 3' pt, 4' st
Me lo dovete dire, oramai son giunto a un'età, devo sapere. Cosa c'avete in quella zona là Me lo devi dire ! Giusto per saperlo. C'è un trattore, un treno, l'autostrada Firenze-mare, la galleria del monte Bianco. Fammi vedere, un secondo. Fammela vedere un secondo, un attimo, zac zac Giusto per vederla un attimo, non vorrei morire senza aver mai visto quell'affare là. Ma giusto per vedere un secondo così, come mai attira così tanto l'omo quell'azienda là...
(...) Ma poi sai quanti nomi gli han dato... Come si chiama da piccini... la gattina, la chitarrina, la passerottina, la fisarmonica... ognuno gli ha messo il nome suo. La passerotta, la mona, la picchia, la crepaccia, la pucchiacca. Pensa ai napoletani: ...a pucchiacca ! E' bellissimo, è focoso ! La tacchina, la topa, la sorca, la patonza, ... la patonza, la bernarda, la gnocca, la gnacchera, l'anonima sequestri. Quelli medici: la vagina, la vulva. La vulva fa paura. Guarda che vulva, 740 turbo diesel. Anche per quello maschile, per il pisello: pisello, pisellino, pistolino, pipino. Poi quando si cresce: il randello, la banana, la verga, la mazza, il cetriolo, 'o pesce, l'uccello, lo sventrapapere...

Quando la vide, distesa nell’erba, si innamorò follemente. Aveva una posa da diva di Holliwood ed un’aria da donna delle pulizie in ferie. Con una grazia da ninfea stava assaporando un panino con le acciughe sotto pesto, mentre attendeva la cottura sulla brace di un’aringa di 64 centimetri cubici, raffreddata a anestesolo. Il suo cane intanto stava divorando uno struzzo trafugato in un vicino allevamento bio-eco-integrato. Si nascose dietro ad un canneto e la spiò. Era sola, sorprendentemente sola, apparentemente senza nessun uomo che la amasse. Finito il pic-nic lasciò tutto lo sporco prodotto sul prato in ordine sparso e si avviò verso l’auto. La camminata era dirompente, carica di femminilità. Doveva fermarla prima che partisse, altrimenti avrebbe rischiato di non vederla mai più. Le corse incontro, quando da dietro un cespuglio spuntò il cranio di un ragazzo che la chiamava: “Filomena, portami degli altri fazzolettini sbrigati, ho fatto un dirigibile”. Inorridì. Lei fece quello che gli aveva ordinato. Udì delle sonore risate come se i due fossero buoni conoscenti. Dopo mezz’ora uscirono assieme dalla macchia. “Ti amo” disse la giovane. “M’importa una sega” ribatté lui dandogli uno scapaccione affettuoso. Si sentì mancare. Aveva incontrato una fata e non poteva conquistarla perché già impegnata.
Salirono in macchina. Dopo alcuni metri, lui aprì lo sportello in corsa e la buttò di sotto. Questa volta la fortuna lo aveva baciato. Si avvicinò per sincerarsi delle sue condizioni. Fu dolce e carino. Trombarono ferocemente in mezzo alla carreggiata e si lasciarono immediatamente dopo il tramonto.
Il suo vicino, un Unno di 235 kg, stabilitosi dopo l’invasione barbarica, non gli dava pace. In ogni momento della giornata disturbava la quiete del condominio. Lo odiava, soprattutto quando macellava quei poveri mammuth per farne insaccati. I lamenti delle bestie si potevano udire a km di distanza e provocavano un forte risentimento sugli Ostrogoti, i quali si erano sempre proclamati vegetariani. Ma non solo. Per rendere commestibile la carne doveva prima tosarli con un a falce fienaia e i peli , sollevati dal vento, portavano in tutto il quartiere allergie e forti pruriti cutanei. Nonostante varie proteste della Circoscrizione, l’Unno continuava imperterrito nel suo stile di vita assurdo e molesto. Ruttava fino all’alba, si masturbava in terrazza, e gettava l’erba sporca dei suoi escrementi sullo zerbino del portone in segno di sfida o come diceva lui per marcare il territorio. Un giorno decisero di fargliela pagare. Infatti in città era arrivato il temibile sceriffo Beppe lo Squalo, terrore di tutti i delinquenti. Giovane, aitante, astuto e sobrio, aveva sconfitto malviventi di ogni calibro e provenienza. Lo assoldarono per annientarlo. Beppe si travestì da cinghiale ed iniziò a grugnire sotto le sue finestre. Il barbaro affacciatosi gli scagliò una lancia . Si finse ferito. L’altro scese, pregustando già delle pappardelle fantasmagoriche. Quando fu a tiro gli saltò addosso e dopo averlo immobilizzato pronunciò la sentenza: "Quanto costa l’aragosta in Piazza della Posta?". Crecò di sparare delle cifre a caso senza indovinare. Riuscì a fuggire, ma la paura di quegli attimi gli rimase sempre impressa nella memoria.
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CAMPIONI
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Stoica Alin nasce a Bucarest il 10-12-1979, da mamma Malafraska e padre Geggianosh, noto calciatore belga degli anni ’70. La famiglia viene per anni perseguitata politicamente dal regime, accusata di traffico illegale in fegatelli di maiale e cospirazione ai danni del partito. Una notte mentre stanno tranquillamente dormendo , in manipolo di soldati entra in casa buttando giù una parete portante e a calci costringe gli Stoica ad emigrare. Paralizzati dalla paura e dal freddo i tre riescono a racimolare ben pochi averi, tra cui 12 polli ruspanti, una dama di olio e la gabbia dei canarini. In pigiama raggiungono la stazione ferroviaria di Bucarest e prendono il treno per Bruges. Nella cittadina fiamminga i genitori trovano impiego come bidelli un una scuola elementare. Alin viene indirizzato invece allo sfascia-carrozze attiguo alla nuova abitazione. Il ragazzo è bravo e se ne accorge anche il proprietario. Con una mazza da 25 kg distrugge in 8 ore lavorative , sbriciolandole letteralmente, circa 256 automobili ed un camion con rimorchio . Nel tempo libero, poco a dire la verità, frequenta un corso di computer per diventare programmatore Cobol. Si innamora di una universitaria Finlandese vedendola passeggiare per strada . In trance la segue per due anni senza dirle una parola, per poi decidere di non abbordarla, perché la storia si era prolungata troppo nel tempo. Un giorno mentre sta sgretolando una jeep UAZ, incontra il presidente della locale squadra di Bruges, che stupefatto dalla sua incredibile potenza, gli propone di tirare una cannata di punta a tutta forza. Alin accetta e scaglia il pallone a circa 500 mt di distanza, dove colpisce un escavatore posteggiato, bucandogli la coppa dell’olio. E’ l’inizio di una brillante carriera.
Vista l’offerta per l’acquisizione della Robur da parte della cordata Parri-Nannini- De Simone, anche noi di Sanprospero, in accordo con gli anziani del quartiere, rilanciamo una contro-offerta, diversa dall’altra per forma e contenuto. Innanzi tutto non la mettiamo nella cassetta della posta, ma la divulghiamo pubblicamente, almeno si risparmia anche il foglio e la busta e poi nascondiamo anche la nostra identità onde scongiurare attacchi da parte degli avversari. Ecco il testo: "Esimio Paolo De Luca, siamo gente interessata ad acquistare la proprietà dell’A,C. Siena. A noi hanno detto che detta Società ha un monte di debiti. Non ci interessa sapere esattamente a quanto ammontano, ma ci piace l’idea. Ora visto che lei è un imprenditore e noi no, vorremo capire se questo per lei è un problema. L’invito che le rivolgiamo è questo: ma veramente verrà costruito lo stadio nuovo all’Isola d’Arbia con una scarpata al posto di una curva? Che bello! Non ci nascondiamo dietro ad un cipresso, questa bruttura ci intriga. E poi, è altresì vero che non è previsto, almeno nel progetto, un campo sussidiario di allenamento? Fantastico! Lei signor Presidente è un uomo fortunato se trova qualcuno che come noi gli offre di andarsene in punta di piedi. Come garanti della nostra disponibilità finanziaria indichiamo il Bar Silvana e le Calzature Nicola, esercizi entrambi situati in Viale XXIV Maggio, presso i quali non abbiamo mai segnato una spesa dicendo che saremo ripassati, in circa 25 anni di clientela. Questo dovrebbe bastarle. Fiduciosi in una sua positiva decisione, porgiamo Distinti saluti." Quelli di Sanprospero

Controcomunicato congiunto di Sanprospero 1979.
Con questo controcomunicato intendiamo controcomunicare le comunicazioni del precedente comunicato. Urliamo BASTA!!! E se non avete sentito sturatevi l’orecchi, teste di cazzo! Lo facciamo in maniera congiunta, visto che ci siamo riuniti, ognuno a casa sua e dopo un colpo di telefono congiunto con il seguente messaggio: “fate come volete, a me mi va bene, ma scherzi? La penso così anche io, e semmai rincarerei la dose, anche se poi c’è rischio di denuncia, comunque firma te e poi si vede, ma che fai non ti fidi? Ci si sente domani per telefono. Tu tu tu tu tu tu tu….Chi era al telefono? No, niente, era uno di Sanprospero che ha detto…mi sa che unnò capito…che filme c’è stasera?”, siamo giunti alla conclusione che.
BASTA!!!
Lo stadio all’Arbia fa ca’are e se ce lo fanno laggiù siamo pronti ad una serie di attentati congiunti tipo: protrarre il gioco dell’Hey!, del pocciamelo e del Perché fino al 2009, attaccare con scariche di colite puzzolente la salita dell’Onda che va in Piazza il giorno del Palio, metterci il golf dentro ai pantaloni con la cintura di El Charro sopra, truccare i nostri motorini con la Proma e il carburatore del 19 e sgassare davanti alla sede dei Vigili Urbani fino a che non finiamo tutto il giro del gas rapido, riportare lo ‘zozzo’ in Pantaneto e far riaprire il Fiamma ai film Porno. Quindi o vi date una bella calmata o saranno veramente cazzi vostri. Noi non abbiamo paura! Ma si parlava dello stadio o della vendita del Siena? Uh, che figura di merd.....