La frittata era fatta, ormai non si poteva tornare indietro. Probabilmente non voleva arrivare a tanto, ma purtroppo l’istinto aveva avuto il sopravvento . Il tutto si era svolto in pochi secondi. Lunedì mattina, il postino, ignaro, suona per recapitare una raccomandata da firmare. Lui apre, lo fa accomodare, vede l’ingiunzione di pagamento delle ultime 56 bollette da parte dell’Enel, che minaccia di fargli cadere sul tetto un cavo dell’alta tensione sbucciato. Lo prende per la giacca, gli intima di uscire e di far finta di aver perso la busta, ma l’altro ligio al dovere si rifiuta fermamente. Tenta di convincerlo con del Vin Santo e Cantucci dello Iasevoli, senza ottenere risultato positivo. La rabbia prende il sopravvento. Lo immobilizza. Lo inserisce in un sacco della spazzatura condominiale e lo carica nel bagagliaio della propria auto. Percorre una strada secondaria e si ferma in un vecchio fienile. Il postino tramortito chiede perdono, ma questa volta è lui a condurre il gioco. Prima lo tortura, poi lo sevizia selvaggiamente. Arriva perfino a graffiarlo ed a chiederli di essere offeso. Dopo circa 3 ore, il cervello inizia a funzionare e tramite sporadici input, pian piano comincia a fargli capire la scelleratezza di quell’azione. Ormai però il crimine è stato compiuto e davanti alla prospettiva della galera, decide di rapirlo per chiedere il riscatto alla famiglia. Non essendo pratico del mestiere, lo scaraventa in un fosso e lo lega ad un palo, poi prepara un biglietto con la richiesta di riscatto che lascia dentro il primo cassonetto trovato lungo la strada. Il camion della spazzatura inesorabile di li a poco lo ingolla assieme a bucce di banana, scatolette di tonno e rami secchi. Attende invano 96 giorni la risposta della famiglia, che chiaramente non arriva. Dell’ostaggio in tal periodo si scorda spesso, per cui il prigioniero arriva a pesare dopo circa tre mesi di forzata prigionia quanto Proteina, etto più etto meno. Stufo di aspettare ancora, lo libera, non prima di avergli rotto setto nasale e inguine. Arrestato dopo pochi giorni verrà condannato a 15 giorni di arresti domiciliari, che astutamente eviterà fornendo un indirizzo falso.

Dopo la riunione tra i gruppi organizzati di ieri martedì 29 Marzo, indetta per la recente controversia sulla cessione dell 'A.C. Siena, noi di Sanprospero ci dissociamo da tutti ed emettiamo un contro-comunicato in risposta a quello ufficiale che apparirà oggi sulle testate cittadine: " Vista l'innegabile e per certi versi indegna bruttezza della maggior parte dei tifosi partecipanti alla riunione dei club organizzati, svoltasi presso la sede dei Fedelissimi martedì 29 Marzo 2005, in merito alla polemica scatenata dalla lettera della cordata di imprenditori, atta ad essere derisa più che presa sul serio, il direttivo, che non esiste, del nostro gruppo, ha deciso di prendere una posizione autonoma sulla questione. Abbiamo notato facce e fisici veramente terribili all'interno dei locali ospitanti la grande massa di tifosi e non sappiamo a questo punto se provare per loro sdegno oppure un sano pietismo cristiano. Nomi come Jeans, il postino del Gruppo Grinzoso oltretutto abbronzato, Lallo M. finemente tinto, quella che bercia sempre, tanto per chiarirsi, suscitano in noi forti emozioni che non possiamo tacere. Quindi per passare al concreto la nostra posizione è questa: aspettiamo, vediamo come si mette, non ci schieriamo e cerchiamo di stare calmi. Il tempo sarà lo spartiacque di questa nostra politica forte e decisa. Vorremo concludere rievocando l'intervento a parere nostro più toccante, cioè quello di Jeans intorno alle 23.30: "volevo dire che questo comunicato forse non sarà pubblicato, quindi secondo me bisogna mandarne 4 copie, due ai giornali locali e una a testa a Polizia e Carabinieri e poi voglio vedere"
Il direttivo di Sanprospero
Quel giorno Pazzaglia doveva giocare contro la Carrarese. Alzatosi dal letto fece colazione. Mentre stava mangiando un biscotto disse a sua moglie: "Vedi cara, in verità ti dico, che il latte forse è andato a male. Dolce compagna, prima di scaldarlo devi controllare sempre la data di scadenza, è fondamentale. Oggi questo errore ti ha insegnato qualcosa di nuovo e per questo devi essere felice. Ora vai e preparami un the al limone con due cucchiaini di zucchero, che oggi ho una partita importantissima e devo essere in forma". Dopo essersi sfamato si lavò il viso, si pettinò i capelli vaporizzandoli con lacca ecologica, preparò la borsa e uscì. Davanti al giornalaio, trovò il suo fido discepolo Nicola e gli disse: "Vedi caro, negli stadi si moccola troppo. Dobbiamo evangelizzare le gradinate, portando il seme dell’amore. I grossetani come i fiorentini sono gente assurda, ma in fondo e con molta pazienza possiamo redimerli ed aiutarli a capire come si usa un bancomat o convincerli che i gettoni telefonici non esistono più e sono stati sostituiti da comode schede magnetiche. Oggi arrivano a Siena i Carrarini, prova a catechizzarli, loro forse ti sputeranno o peggio tenteranno di ammazzarti, ma tu fatti vedere più forte, vai loro incontro e abbracciali". Nicola tentò di controbattere: "ma Signore, loro lavorano nelle cave, si racconta che modellino il travertino a cazzotti, mi uccideranno" e Pazzaglia rispose :" In verità ti dico che hai ragione, ma il male fisico non esiste è solo nella nostra testa. Se tu pensi, mentre ti massacrano, ad una bella gita alla Città della Domenica, sarai immune da calci, golini e magli nel muso, credimi". Nicola lo guardò perplesso, se ne andò dicendogli :"Ma vaffanculo troiaio". Pazzaglia comprò la Gazzetta dello Sport e si avviò verso lo stadio. In Viale Vittorio Veneto pestò una merda di cane, "accidenti al padrone, speriamo tutti i soldi che possiede gli vadano in medicine" pensò. Arrivò finalmente l’ora della partita. Giocò e fu felice. Nicola redento tentò di fare quello che lui gli aveva detto. Da quel giorno nessuno lo vide più.
CAMPIONI
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| STAGIONE 2004/2005 |
| Presenze | Espulsioni | Ammonizioni | Minuti Giocati | Gol | |
| 6 | 0 | 0 | 451 | 0 |
| CARRIERA |
| Stagione | Squadra | Serie | Presenze | Gol | |
| 1990/91 | SAMPDORIA | A | 1 | 0 | |
| 1991/92 | SPAL | C1 | 26 | 1 | |
| 1992/93 | SPAL | B | 16 | 0 | |
| 1993/94 | MONZA | B | 16 | 0 | |
| 1994/95 | PISTOIESE | C1 | 31 | 2 | |
| 1995/96 | LUCCHESE | B | 26 | 0 | |
| 1996/97 | SIENA | C1 | 29 | 2 | |
| 1997/98 | SIENA | C1 | 5 | 0 | |
| 1997/98 | C.DI SANGRO | B | 12 | 0 | |
| 1998/99 | SIENA | C1 | 23 | 0 | |
| 1999/00 | SIENA | C1 | 31 | 1 | |
| 2000/01 | SIENA | B | 34 | 0 | |
| 2001/02 | SIENA | B | 33 | 0 | |
| 2002/03 | SIENA | B | 37 | 2 | |
| 2003/04 | SIENA | A | 31 | 1 |
Michele Mignani nasce a Genova nel quartiere Assegno . Alla sorprendente età di 2 anni apre un librettino al portatore presso la Banca dei Primi Passi, in cui accantona i soldini provenienti sia dai dentini di latte sotto il bicchiere sia dalla cattura delle lucciole, che sterminerà in breve tempo fino alla provincia di La Spezia. A 4 anni apre una bancarella nella Darsena del porto di Genova, in cui vende ciuccioli usati, carillon per la nanna, secchielli, palette e dove ripara inoltre biciclettine e macchinine a pedali per neonati. A scuola viene soprannominato “Il re delle fotocopie”, in quanto dedica intere giornate a quest’attività pur di non comprare un libro di testo. Il primo motorino lo acquista all’Ikea, uno splendido mosquito di betulla e frassino, con autonomia di 700 metri, che si impone di usare non più di una volta al mese. La paghetta settimanale, che a malincuore il babbo gli elargisce, la investe in mini-bot e ipo-cct, ricavandone un interesse netto del 12,45%, che reinveste a sua volta in azioni della Ansaldo. Alle scuole medie inferiori, nell’intervallo mercanteggia la colazione preparatagli con amore dalla madre, per cifre esorbitanti, tanto da essere apostrofato dal Preside dell’istituto come un predestinato agli affari. Con i vari proventi che testardamente si è procurato nel tempo, in 2° media compra un canotto indistruttibile, che nei mesi estivi affitta a gruppi di teen-ager in cerca di forti emozioni acquatiche. All’età di 13 anni inizia a giocare a pallone con quello degli altri. Denota subito predisposizione per il calcio, tanto che suo padre lo tessera per se, pur non appartenendo ad alcuna società sportiva e lo rivende per l’imbiancatura di casa e una manciata di milioni alla blasonata Sampdoria. Da qui diviene il campione che tutti conosciamo.
siena - lazio 1-0
SIENA : Manninger, Mignani, Tudor, Portanova, Falsini (12' s.t. Taddei), Vergassola, D’Aversa, Cozza, Alberto (36' Cirillo), Chiesa (32' Pasquale), Maccarone (a disposizione: Fortin, Cirillo, Foglio, Di Donato, Taddei, Pasquale, Pecchia)
All.re: Luigi De Canio
LAZIO : Sereni, Oddo (30' s.t. Pandev), Siviglia, Couto, Zauri (43' s.t. Seric), A. Filippini (17' s.t. Cesar), Dabo, Liverani, E. Filippini, Bazzani, Rocchi (a disposizione: Casazza, Talamonti, Cesar, Muzzi, Manfredini, Pandev, Seric)
All.re: Giuseppe Papadopulo
Arbitro: Tombolino di Ancona
Ass.ti: Consolo, Miliardi
Quarto uomo: De Marco
Marcatori: Tudor 14° min. s.t.
Il pre-partita:
ore 17.10: mia madre, di cui riassumo fedelmente il racconto, porta mio figlio, molto astutamente, a ruzzare nel posto più pericoloso della città quando la Robur gioca in casa, cioè la fontana di San Prospero. Ad un certo punto quando si appresta ad arrivarvi, all’incrocio tra Viale Vittorio Veneto e Via Trento è testimone di un atto teppistico con i fiocchi. Un gruppetto di laziali si ferma davanti all’albergo Villa Liberty. Uno di loro, rasato, tarchiato, forse grassottello, anzi no bolso, intima agli altri di fermarsi. Come una tigre scavalca la recinzione dell’hotel, si arrampica sull’inferriata di protezione di una finestra e come un’acrobata circense ruba la bandiera europea posta su di un’asta. Agile ed aitante scende e per conclamare la sua impresa; scalcia addirittura sull’infisso che si apre e pronuncia la macabra frase; "Aò, spacco tutto!" ritornando poi liberamente in strada. Mio figlio lo guarda attonito e lo invidia paragonandolo al povero suo padre.
La partita:
Nel primo tempo non succede niente. Uno spettatore su tre invia cinque SMS a casa per essere informato sulla cena e un paio per organizzare la nottata. Il Siena si schiera con un 3-5-2, che in effetti poi si trasforma in un 3-4-2 quando tocca la palla Falsini. Della Lazio abbiamo riconosciuto solo Bazzani con un nuovo piercing ad un bollicino sulla fronte, Sereni perché l’abbiamo letto nella maglia e Couto per le migliaia di ritrose sulla chioma che fieramente ostenta. Come al solito nell’intervallo mister De Canio scracchia sui peggiori della prima frazione e la squadra rientra grintosa. Al 12° la sostituzione che cambia la partita, Taddei per Falsini e due minuti dopo, direttamente su corner, Tudor di testa, senza saltare tanto non gli serve, porta in vantaggio la Robur. La Lazio non ci sta e preme per ottenere il pareggio, ma fortunatamente non vi riesce. Alla mezz’ora Bazzani telefona alla Merz, per dirgli che purtroppo non ce la fa a tornare per cena , visti i probabili minuti di recupero al termine del tempo regolamentare. Alla fine dell’incontro assistiamo ad una cosa bellissima: i giocatori bianconeri, per perdere secondi preziosi si rifugiano continuamente sul calcio d’angolo per cercare il fallo o la rimessa laterale e riescono a far trascorrere, senza infarti sulle tribune, gli ultimi interminabili 3 minuti.
Quando lo videro entrare, quasi tutti ebbero un moto di pietismo misto a vergogna. Un tipo come lui, sempre orientato al fashion, con i capelli da hair studio, l’abbigliamento variabile tra dark, new romantic, for you di Brenci e quant’altro, conciato in quelle condizioni faceva inorridire. Barba incolta, chioma unta con ritrose evidenti , fino ad allora abilmente nascoste, vestiti da bancarella di mercato a liquidazione, smacchiati con appositi spray, ma recanti evidenti aloni dell’operazione in questione. Fu come se in qualche modo avesse dimenticato la dignità. La spiegazione era semplice. A renderlo così brutto era stato un investimento finanziario sbagliato. Per anni aveva giocato in borsa realizzando incredibili guadagni con speculazioni rischiose ma altamente redditizie. Fidandosi di un suo consulente, qualche settimana prima aveva investito tutti i suoi averi nelle Insalatissime Rio Mare. I due maggiori acquirenti Mimmo e il Secco della Torre però, si erano convertiti, da un giorno all’altro, alla cucina country stile americano e le vendite del prodotto erano calate vertiginosamente. Per cercare di salvare i soldi, aveva tentato di corrompere i due, facendogli omaggio di un bell’appartamento a testa in Fontebranda con splendida vista sugli ex-macelli comunali. Si presentarono all’appuntamento per la consegna degli immobili completamente ubriachi e molesti. Tra pacche sulle spalle e molloni lo rimbecillirono. Quando si resero conto dove li stava portando, tentarono di linciarlo quasi riuscendovi. La sua malora iniziò qui e nessuno poteva salvarlo, tanto meno quei due.

bologna-siena 1-1
BOLOGNA
Pagliuca, Gamberini, Nervo, Tare, Locatelli (dal 30’ st Cipriani), Bellucci (dal 38’ st Amoroso), Loviso (dal 16’ st Giunti), Juarez, Colucci, Torrisi, Capuano
A disposizione: Ferron, Daino, Binotto, Sussi
Allenatore: Mazzone
SIENA
Manninger, Falsini, Mignani, Vergassola, Argilli (dal 13’ st Maccarone), Flo, Chiesa (dal 23’ st Pasquale), Alberto, D’Aversa, Cozza, Portanova
A disposizione: Fortin, Foglio, Di Donato, Chiumiento, Pecchia
Allenatore: De Canio
Arbitro : Dattilo di Locri
Assistenti: Lanciano, Toscano
IV ufficiale: Mazzoleni P.
Marcatori : 11 st Bellucci (rig), 19’ st Maccarone
Ammoniti : Cozza, Manninger, Giunti
Recuperi : 1 e 5
Spettatori : 16.593 di cui 4.069 paganti
La cronaca dell'incontro:
Partita dai due volti quella giocata dalla compagine di mister De Canio: primo tempo alla camomilla e seconda frazione con rabbia tipica da multa per spazzamento meccanico della sede stradale. L'ala di Luigi Simoni si fa ancora sentire pesantemente. Dalla sua fortezza di Crevalcore il tecnico, testimonial della Foppapedretti, continua ad inviare anatemi sulla squadra bianconera. Comodamente seduto in poltrona, accompagnato dall'inseparabile e fedele amica di ogni inverno, la termocoperta stile savage-life e da Pallore, il gatto nero compagno di ogni sventura, l'ex allenatore della Robur, in una stanza appannata dal vapore dei termosifoni, spremuti fino all'ultima caloria disponibile, tramite un complesso intreccio di pensieri negativi e l'uso di oggetti appositi, riesce a far decretare l'ennesimo rigore a sfavore e dopo il pareggio, impedisce il colpo in trasferta avvertendo Nervo di spostarsi sulla linea di porta, per ribattere una punizione di non sappiamo chi dell'arrembante squadra toscana. Il Siena soffre incassa un goal e sbanda pericolosamente rischiando di cappottare. Come da copione delle ultime partite, negli spogliatoi De Canio spara, con la sua Colt 45, alcuni colpi intimidatori in aria e poi tortura i peggiori in campo, con strumenti medioevali, presi in prestito dal museo di San Gimignano, ormai destinato, purtroppo, ad un triste ed inaspettato fallimento. Al 13° minuto del secondo tempo spedisce sul rettangolo di gioco Maccarone al posto di Enrico Chiesa e due minuti dopo viene ripagato dall'attaccante che segna con la complicità di un difenfore felsineo, che tentando di salvare la porta vi spedisce il pallone dentro. Simoni a questo punto chiama il 118, ma trova occupato. La Robur si getta in avanti, visti anche i risultati favorevoli delle altre concorrenti alla salvezza, ma non riesce ad assestare il colpo del ko.
Quella domenica dovevamo giocare contro il Marte. Dicevano che con tutta probabilita avremo trovato un freddo terribile, presi perciò una damigiana di olio canforato e la calzamaglia di montone che mi aveva regalato mia nonna e mi recai in ritiro. La partita era importantissima perchè, essendo secondi in classifica, a soli 50 epta-watt da loro, vincendo potevamo raggiungerli.
Il fattore campo sicuramente ci sfavoriva, ma noi dell'Orione Football Club in trasferta non temevamo nessuno, tanto da essere soprannominati " i diavoli del Firmamento".
I nostri tifosi erano semplicemente galattici ed avevano organizzato, per sostenerci in questa sfida difficilissima, una carovana di 800.000 dischi volanti.
Il campo del Marte si trovava su di un iceberg appuntito, tanto che le due porte quasi si toccavano fra loro.
Il dislivello tra la linea laterale e l'area di rigore era di 1296 mt., mentre la temperatura minima sulla traversa si attestava attorno a -44°C.
Quando iniziammo a giocare, i marziani essendo invertebrati e con 12 gambe, partirono subito all'attacco producendo un forcing pazzesco, che ci mise in seria difficoltà.
Con il passare dei secoli però, l'intensità agonistica calò sensibilmente e allora cominciammo a imporre il nostro gioco.
Poi all'improvviso una pioggia di asteroidi maturi si abbattè sullo stadio e l'arbitro (un Venusiano carinissimo) dovette interrompere l'incontro.
Tutti i giorni, da ormai molti anni, andando a lavorare, praticamente nello stesso punto ed alla stessa ora, incrociava quel furgone blindato porta-valori. Si era sempre chiesto cosa potesse trasportare di pregiato, vista la percorrenza di quella strada secondaria quasi sconosciuta, comunque fuori dalle rotte tradizionali. Una sera per lui infausta, al bar giocando con dei conoscenti, perse praticamente tutti i suoi averi in una mano di poker, tentando di bluffare una scala reale con una coppia di sette. Nel giro di dieci minuti si trovò sul lastrico, senza alcuna via d'uscita. Fu il mattino seguente, in preda all'ansia per il futuro, che iniziò a meditare una rapina a quel mezzo. Come poteva fare, lui che in vita sua al massimo aveva rubato una sciarpa all'Upim? Doveva elaborare un piano, anche perchè i due agenti che si trovavano all'interno del furgone erano sicuramente armati, con l'ordine perentorio di sparare nel momento del bisogno. Dopo un'attenta analisi della situazione , decise di fingere un guasto alla sua auto che messa di traverso avrebbe bloccato entrambe le corsie, costringendo il mezzo a fermarsi. Forse non era un'idea originale, ma poteva essere estremamente efficace. Comprò una motosega per intimorire gli uomini della sicurezza e una bottiglia di Vov per imbenzinarsi e trovare il coraggio per compiere quell'azione altamente pericolosa. La mattina del 12 Aprile 1987, alle 7.28, mise in atto il suo progetto. La sfortuna iniziò subito a perseguitarlo. Appena intraversata l'auto, si formò una fila pazzesca, derivante dal matrimonio di due gay, che per passare inosservati lo avevano realizzato a quell'ora, in quel posto sperduto e di giorno lavorativo. In fretta e furia liberò la carreggiata, doveva per forza sbarazzarsi di tutti quei possibili testimoni. Purtroppo in quella coda di macchine si trovava anche il blindato. Appena lo vide perse la testa. Accese la motosega e squarciò un pneumatico, poi intimò agli agenti di scendere, altrimenti li avrebbe fatti a pezzi. I due ridevano, protetti da vetri anti-proiettile e dall'aver chiamato via radio le forze dell'ordine. In un attimo sentì in lontananza le sirene. Scappò per la vigna adiacente e si rifugiò in un castro poco distante, dove rimase paralizzato dalla paura per 9 interminabili giorni. Oggi è un rispettabile deputato del parlamento.
siena-brescia 2-3
SIENA: Manninger, Cirillo, Tudor, Colonnese (41' p.t. Portanova), Taddei, Vergassola, D'Aversa, PAsquale, Cozza (23' s.t. Chiumiento), Flo, Chiesa (a disposizione: Fortin, Falsini, Foglio, Di Donato, Chiumiento, Maccarone, Portanova)
All.re: Luigi De Canio
BRESCIA: Castellazzi, Martinez, Di Biagio, Zoboli, Sculli (21' s.t. Stankevicious), Berretta, Milanetto, Wome, Zambrella ( 12' s.t. Dallamano), Mannini, Caracciolo (a disposizione: Agliardi, Stankevicius, Delvecchio, Mareco, Vonlanthen, Dallamano, Rossini)
All.re: Alberto CAvasin
Arbitro: Stefano Farina di Roma
Assistenti: Puglisi, Grilli
IV Uomo: Pieri
La cronaca della partita:
note: spettatori 9000, di cui 6000 abbonati, 850 omaggiati dalla società per la "campagna simpatia" decisa in settimana, 700 i soliti portoghesi che entrano gratis, ma non solo, criticano ferocemente e se ne vanno parecchio prima quando la squadra perde e 400 supporters bresciani poco simpatici. Cielo plumbeo con nubi stratificate cariche di neve, leggera brezza di terra, proveniente dall'apertura delle mura in San Prospero, terreno pesante nonostante la copertura dei teloni, i quali essendo ecologici e progressivamente bio-degradabili, permettono un passaggio di acqua necessario alla dovuta ossigenazione del manto erboso.
il match: giornata completamente da dimenticare per la compagine bianconera che perde un treno per la salvezza importantissimo. Abbiamo appreso alla fine del 1° tempo, dall'attento amico Nanni, che il Siena viene schierato da mister De Canio con un 3-5-2 dal sapore offensivo. Terribile il lancio della monetina, vinto dalle rondinelle, che costringe la Robur ad attaccare nella prima fase, sotto la curva dei tifosi ospiti, tradizionalmente restii a complimenti e fair-play. Prima di iniziare viene osservato un minuto di silenzio in onore di Nicola Calipari, accompagnato da uno scrosciante applauso. Dopo il via sono i Bresciani, alla loro ultima spiaggia, a prendere in mano le redini dell'incontro. Bravo, anzi bravissimo il numero 29, molto curato nel look e supportato da un'altezza degna di nota. Per i primi 40 minuti non succede niente, tanto che si è registrato l'invio di 9.851 messaggi sms, 18 connessioni wap e perfino una chiamata satellitare, per la precisione a Melbourne, ipotizziamo per conoscere il risultato del Gran Premio di formula 1. Al 41' la rete di Di Biagio, bruttissima, scaturita da un calcio d'angolo, provocato dal difensore Colonnese, che si infortunerà per mettere la palla in corner. Allo scadere della prima frazione ancora il Brescia in rete con il numero 29 e sempre su azione di calcio d'angolo. Nell'intervallo spettatori atterriti e attoniti. Snobbato il bar e perfino l'uso delle toilette. Al rientro sul rettangolo di gioco il Siena appare trasformato. Si nota, non a caso, un De Canio struffato nel ciuffo e alcuni giocatori cosparsi di saliva probabilmente riconducibile all'allenatore bioanconero. All' 8° minuto la Robur accorcia le distanze con Chiesa imbeccato da Manninger. La partita cambia volto, ma nonostante un forcing asfissiante i bianconeri sbagliano lo sbagliabile e non riescono a raggiungere il pari. In curva si contano 5.621.745 moccoli all'indirizzo del Signore e offese variopinte alla volta della terna arbitrale. Dopo aver consumato tutte le energie senza frutti, giocoforza, in contropiede il Brescia assesta il colpo del ko con il numero 40. Ma non è ancora finita. Chi entra gratis se ne va offendendo e Maccarone, apostrofato da un giovane della curva Argilli per la somiglianza del taglio di capelli segna la rete del 3-2, ma non c'è più tempo per tentare l'impossibile recupero e l'arbitro decreta inesorabilmente la fine dell'incontro.

Doveva farsi coraggio e farla finita una volta per tutte. Da anni ormai il loro rapporto era irreparabilmente deteriorato, ma nessuno dei due riusciva ad intraprendere la giusta via. Si odiavano letteralmente. Negli ultimi tempi poi, la situazione si era ulteriormente aggravata, sfociando in veri e propri atti di violenza. Dal macellaio avevano litigato per un costoleccio e lui, senza pensarci due volte, aveva prima disossato un quarto di bue e poi, con cattiveria inaudita, l'aveva picchiata con il femore della povera bestia. Altro avvenimento eclatante dal benzinaio, quando lei per vendicarsi di svariate angherie, afferrrata la pompa per il gonfiaggio dei pneumatici, con l'aiuto del gestore suo amico, lo aveva immobilizzato supino sul sedile anteriore e senza nessuna pietà, gli aveva immesso il tubo nello sfintere, riempiendolo fino alla stupefacente pressione di 6,4 atmosfere. Ma sicuramente il peggiore episodio si era verificato nel recente viaggio in Marocco, quando lui, dopo alcuni giorni di tentativi assassini puntualmente falliti, durante la visita ad una casbah l'aveva costretta a sdraiarsi sul letto di chiodi di un fachiro e poi gli si era gettato sopra con l'intento di farla infilzare e solo l'intervento di un Muezzin infervorato l'aveva salvata da morte certa. Per questo ormai doveva farsi coraggio e compiere il passo definitivo, assoldare un Cossovaro e fargli sparare a bruciapelo.
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| STAGIONE 2004/2005 |
| Presenze | Espulsioni | Ammonizioni | Minuti Giocati | Gol | |
| 3 | 0 | 2 | 207 | 0 |
| CARRIERA |
| Stagione | Squadra | Serie | Presenze | Gol |
| 1993-1994 | GUARANI | A | 0 | 0 |
| 1994-1995 | GUARANI | A | 4 | 0 |
| 1995-1996 | ATLETICO PARANAENSE | A | 21 | 0 |
| 1996-1997 | ATLETICO PARANAENSE | A | 22 | 0 |
| 1997-1998 | ATLETICO PARANAENSE | A | 12 | 0 |
| 1998-1999 | ATLETICO PARANAENSE | A | 18 | 2 |
| 1999-2000 | UDINESE | A | 14 | 0 |
| 2000-2001 | UDINESE | A | 27 | 2 |
| 2001-2002 | UDINESE | A | 1 | 0 |
| 2002-2003 | UDINESE | A | 21 | 1 |
| 2003-2004 | UDINESE | A | 21 | 0 |
| 2004-2005 | UDINESE | A | 2 | 0 |
Alberto Do Carmo Neto, il cui vero nome di battesimo è Alberto Gilberto Filiberto Juberto Sconcerto Di Certo Aperto Deserto Do Carmo Neto In Un Viale Di Pioppi, nasce a Oliveira in Brasile il 22/03/1975 da Roberto Esperto Incerto Asserto e Eterogenea Do Kerosene. Suo zio Diliberto Succerto Do Sugo Squisito, lo indirizza, alla fine delle scuole elementari, alla lavorazione del vetro presso una ditta di proprietà di un suo buonissimo amico Praticello Ombrello Cammello Ostello Uncinello Ciambello Do Carosello, che lo assume come operaio specializzato all'interno del suo stabilimento. Il giovane regge un quarto d'ora e poi si licenzia asserendo testualmente di essersi scordato roba a casa. Il padre venuto a conoscenza del fatto lo frusta impietosamente nella piazza principale di Oliveira, davanti a 12.000 compaesani che tentano di linciarlo. Alberto dopo questo episodio si rinchiude in se stesso e si rifiuterà di andare di intestino spontaneamente per molto tempo. Dopo ben 4 mesi di protesta, il ragazzo gonfio come un pallone del 5, sarà sottoposto di forza ad una damigiana di cristere alla prugna che lo rimetterà parzialmente in forma. Inizia da qui il suo travaglio interiore che lo porterà, attraverso una cura di mele cotte e Dolce Euchessina, ad intraprendere la strada del calcio, iniziando la carriera professionistica in una squadra di aborigeni militante in II categoria della foresta amazzonica carioca. Dopo aver battuto nella finale di Coppa Pluviale le tremende Tigri del Bengala, viene acquistato dalla società del Guarani ed esordisce in serie A nella stagione 1994-1995, l'anno successivo passa all'Atletico Paranaensea dove rimane 4 stagioni prima di essere acquistato dall'Udinese.